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OPUSCOLI
BENEDETTO SCOTTO
GENTILUOMO GENOVESE CIRCA UN PROGETTO DI NAVIGAZIONE
PEL SETTENTRIONE ALLA CHINA ED ALLE INDIE ORIENTALI
EDITI NEL PRINCIPIO DEL SECOLO XVII E DI PRESENTE RIPUBBLICATI
DAL SOCIO
LUIGI TOMMASO BELGRADO
ALBERETTO SCOTTO
BENEDETTO
A. 1528. Ascritto al Liber Civilitatis nella famiglia Pallavicino.
I
JACOPO
A. 4 589. Sua carta idrografica, alla
Marciana di Venezia.
A. 1593. Altra, nella Comunitativa
di Bologna.
I
BENEDETTO
Autore degli Opuscoli che qui si pubblicano.
I
GIAMBATTISTA (naturale)
A. 1 600. Ascritto come sopra, in età d'anni 33.
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University of Illinois Urbana-Champaign
http://www.archive.org/details/opuscolidibenedeOOscot
PREFAZIONE
I. l\el novero di quegli egregi onde la nostra Società con savio consiglio attende a rivendicare dall' oblìo le memorie , o a porre in miglior luce le benemerenze , e fra' monumenti marittimi che già fu disposto avessero di preferenza a trovar luogo in questo volume V degli Atti, ci pare che a buon diritto piglino stanza gli scritti di Benedetto Scotto gentiluomo genovese.
Della vita di lui ben poco ci è dato sapere, allo in- fuori di quanto si fa palese o può dedursi da' suoi opu- scoli stessi. Troviamo tuttavia ch'egli appartenne a quello fra i diversi rami degli Scotti, che fu nel 1528 ascritto alla nobiltà nella famiglia Pallavicino; e veniamo anzi per siffatta circostanza a conoscere che gli fu padre quel- l' Jacopo , del quale già in questi Atti medesimi (1) si accen- narono due carte idrografiche, e che, ricordando il paese
(') Voi. IV, p. CLXIV e CLXVI-VH.
( m )
donde la sua famiglia avea sortita l'origine, dicevasi an- cora nel 1589: genuensis oppiai Levanti (1).
Che poi Benedetto, del quale sembra non sia rimasta altra discendenza eccetto un figliuolo spurio il cui nome chiude il breve elenco degli Scotti annotati nel Libro ci' oro tra' Pallavicini (2) , prediligesse gli studi favoriti del padre , e così delineasse carte marittime , oltre quanto ne diremo in appresso , è chiarito da Marco De Franchi imparentato cogli Scotti medesimi (3). Il quale, in
(') Tale particolarità che il Matkovick ha ommessa nel riferire la leggenda di questa Carta, fu riscontrala e letta sull'originale dal eh. socio cav. Desimoni.
C) V. I' Alberello che precede.
Parecchi bibliografi hanno notizie di Andrea e Francesco fratelli Scotto qm. Francesco, i quali affermano nativi d'Anversa, senza dire però se trattisi di famiglia realmente originaria dei Paesi Bassi, oppure colà trapiantatisi con molle altre da Genova.
Di Andrea, che fu gesuita, 1' A legambe (Biblìolheca scriptor. Soc. Jesu) novera assai opere ; e fra queste le seguenti :
Hispaniae illustratae , seu rerum .... Hispaniae .... scriptores;
Itinerarium ìtaliae , etc. ; di cui la 4.a edizione fu pubblicata in Anversa nel 1625.
Dell' Hispania illustrata però Andrea non die fuori che i due primi volumi; il terzo mandò in luce il Pistorio ; il quario ed ultimo il suddetto Francesco. Costui voltò inoltre in italiano l' Itinerarium; e la prima edizione di tale vol- garizzamento stampò a Venezia il Bolzetta nel 1618. Alle diverse ristampe che ne cita il Brunet, si aggiunga quella che qui notiamo ed è serbala nella Biblio- teca della Missione Urbana della nostra città; Itinerario, overo nova descrit- tione de' viaggi principali d' Italia di Francesco Scolo .... aggiontovi in quest' ultima impressione le Descrittioni di Udine . ... di tutto il Mondo . . . del Latio, della Palestina overo Terrasanta; In Venetia, 1665, presso Gio. Pietro Brigonci; in-8.°.
(SJ II De Franchi avea sposata Maria Francesca Scotto (in battesimo Giaco- minetta), figlia al notaro Giambattista ascritto alla nobiltà il 22 giugno 1576. Ciò rilevasi dal Libro li Probationum (MS. della Civico-Beriana, car. 102 verso), ove citasi il testamento di detta Maria Francesca a rogito di Giuliano De Ferrari sotto la data del 21 dicembre 1656.
• ( 279 ) un suo Discorso sopra la mutazione dell1 alveo del fiume Magra, rincalza appunto coli' autorità di esse carte il progetto da lui sottoposto nel 1 640 alla sanzione del Se- nato Genovese (1)-
II. Il benemerito Zurla a cui dobbiamo il primitivo ac- cenno delle opere dello Scotto , riferisce avergliene il chiarissimo abate Morelli fatto vedere un esemplare nella Marciana ; e le qualifica poi come rarissime r2)- Il pale giudizio vuoisi ritenere pronunciato con pienissimo fonda- mento ; conciossiachè le ricerche da noi medesimi istituite nelle nostre Biblioteche, o fatte praticare altrove (ed in Roma specialmente dalla cortesia del nostro dottissimo e caro amico il P. Alberto Guglielmotti), oppure istituite in numerosi cataloghi bibliografici, non ci condussero mai a trovarne, nonché l'esistenza, il ricordo.
L; esemplare pertanto che ci serve di guida nella pre- sente ristampa , è di necessità quello stesso che lo Zurla a nostra gran ventura ha indicato t3) ; di che il moderno e chiarissimo Bibliotecario Marciano, Dott. Giuseppe Valen- tinelli, si compiacque di procurare alla nostra Società una diligente e fedele trascrizione. Oltrecchè fu sì gentile, da voler poscia istituire esso medesimo il conferimento delle bozze di questa nostra sull' edizione originale.
Noi riproduciamo del resto gli opuscoli in discorso nella slessa veste, all' incirca, in cui per la prima volta com- parvero al pubblico; che è a dire senza nulla innovare
(') Atti, IV, p. CLXV.
(*) V. Zurla, Di Marco Polo e degli altri viaggiatori veneziani; voi. n, p. 156. (3) Cod. num. 40,514-40,515.
( 280 )
di sostanziale. Bensì nella punteggiatura abbiamo creduto importante lo introdurre non infrequenti mutazioni , pe- rocché ciò non ad altro riuscisse che alla migliore e più facile intelligenza del testo. Al quale scopo mirammo eziandio nel corredarlo di alcune brevi annotazioni.
Ma dello Scotto abbiamo pure notizia come pigliasse a trattare la sì famosa questione della quadratura del cir- colo, intorno alla quale prima e dopo di lui non poco si travagliarono parecchi ingegni elettissimi. Di ciò per altro appena tocca il Montucla ; e soggiunge che le pro- poste del nostro Autore vennero congiuntamente oppu- gnale dal regio professore Saint-Clair e da Claudio Hardy (1). Ora, nei Cataloghi delle Biblioteche Bodlejana d' Oxford e del Museo Britannico leggiamo appunto re- gistrata quest'opera: Refutatio falsae quadrationis cir- cuii a BenedictQ Scotto publicatae, per D. A. L. G. , Parisiis, 462%; 8.vo , car. 448 (2)> Ma se queste lettere possano mai ascondere in qualche guisa il nome de' ri- detti oppositori, o se trattisi invece di una diversa con- futazione, a noi mancano gli argomenti per darne giu- dizio. Ciò che tuttavia non inchiniamo a credere facilmente si è che il trattato dello Scotto, alle cui ricerche tornò vana ogni nostra cura , abbia a ritenersi destituito affatto di meriti; giacche de' suoi profondi studi e dell'acutezza onde trattò le questioni , ci stanno mallevadrici le altre opere più sopra accennate.
111. Delle quali facendoci ora a dire più di proposito,
(') Montucla, Histoire des Mathèmatiqnes , voi. iv, p. 626. (*) V. Catal. Bold., p- 51; Id. Bibl. Musei Britann., voi. vi: art. Scottus Benedictus.
( 281 )
dobbiamo notare com' osse consistano nella Descrizione di un Globo Marittimo da lui divisato, e partito in qua- ranta fogli, oltre alcune tavole e strumenti. Segue un Discorso, nel quale 1' Autore studiasi di mostrare « come vi abbia mezzo di passare dall' Occidente in Oriente per la via del Settentrione , senza esserne impediti da quelle difficoltà che v' incontrarono gli olandesi e zelan- desi (,) ».
Cosi la Descrizione come il Discorso sono dettati in un cattivo francese, e compongono un volume in foglio di carte 14, senza indicazione alcuna di luogo, di tipografo e d' anno.
Ma del Discolpo vi ha pure una edizione in idioma italiano, più compendiosa però del testo francese, ed anche con qualche variazione, come diremo a suo luogo; e questo è un volumetto del pori in foglio , di carte 7 , impresso da Enrico Aertssio nel 1618 in Anversa. Dove ne piace così di passaggio notare, che intorno a quei giorni moltissimi genovesi aveano pigliata stanza , ed istituita un'Accademia letteraria che non fu senza frutto ; e dove collo Scotto medesimo parecchi altri de' nostri pubblicarono eziandio le opere loro.
Lo Scotto, come genovese, era naturalmente preoccu- pato della rovina toccata alla sua patria e all' Italia, dopo che, per le grandi scoperte de' passaggi marittimi di mezzogiorno, tutto il nerbo del commercio era dagl'ita- liani passato a' portoghesi e spagnuoli. Oltrecchè, le me- raviglie che si raccontavano delle contrade orientali, eie
(') V. a pag. Ó18.
( 282 )
sùbite quanto grandi fortune che dalle medesime ritrae- vano così i popoli come gli individui, facendone anco il più possibile un segreto, aveano risvegliato un ardore febbrile negli uomini della navigazione e della scienza, per tentare lo scoprimento di nuove vie e mezzi nuovi, onde riconquistare i già goduti vantaggi , o diventare a loro volta padroni della situazione commerciale.
Il settentrione parve allora a molti dover essere questa via ; sia perchè la consideravano assai più breve della meridionale , sia in ispecie perche indipendente ad un tempo dal dominio degli iberici, e libera dalle piraterie e dai tributi delle potenze saraceniche. Con siffatto inten- dimento appunto il nostro Paolo Centurione aveva già nei principii del secolo xvi studiato e proposto a Basilio IV Gran Principe di Mosca (1505-1533) un passaggio terrestre pel settentrione dell' Asia ; ma lo Scotto preferì il pas- saggio marittimo, perito qua! era della navigazione, e, pare anche, abitante o pratico di que' paesi, dove circa vent' anni prima della comparsa de' suoi scritti quel passaggio medesimo si era con ispeciale ardore e perti- nacia tentato.
Le spedizioni imprese dagli olandesi e zelandesi nel 1594-95-96 sotto la guida di Barentz, alle quali appunto si riferisce lo Scotto, e di che brevemente ci ragguaglia, af- fermando averli eziandio rappresentati neh' anzidetto Globo Marittimo, formano invero uno de' più drammatici episodi nella storia della navigazione e delle scoperte; e l' interesse che destarono nei contemporanei può arguirsi anco da ciò che i Diarii del Linschotcn e di Gerardo de Veer, i quali furono delle medesime testimoni e parte, vennero
( 283 )
in breve correr d' anni tradotti nelle più colte lingue d'Europa (1). Quei viaggiatori per altro, poscia che si spinsero fino a gradi 80 circa di latitudine, ed ebbero,
(1) Gio Ugo Van Linschoten, che fu scrivano generale della piccola flotta allestita nel 1594, descrisse soltanto la spedizione di quest' anno, corredandola di carte e disegni, e presentolla q'iindi allo Statolder all' Aja. L' opera, dettala in olandese, fu stampata ad Amsterdam nel 1596, 1614 e 1624. L'Autore poscia la tradusse in latino, ed in questa lingua pubblicossi all' Aja nel 1599, e ad Amsterdam nel 1614. Tradotta in inglese, comparve a Londra il 1598; in francese ad Amsterdam nel 1610, 1619, 1638.
Il Diario del De Veer, scritto del pari in olandese, fu tosto voltato in latino e pubblicato col titolo : Diarium nauticum seu uera descriptio Trium Naui- gationum admi randa rum, et nunquam auditarum, tribus continuis annis fac- tarum, a Hollandicis et Zelandicis nauibus, ad Septentrionem, supra Noruagiam, Moscouiam et Tartarìam, uersus Catthay et Sinarum regna: tum ut defeda fuerint Weyagatz {return, Noua Zembla, et Regio sub 80 gradu sita, quam Groenladiam esse censent, quam nullus unquam adijt: Deinde de feris et trucibus ursis, aljisqne monstri s marinis, et ìntolerabili frigore quod pertu- lerunt. Quemadmodum praeterea in postrema Nauigatione nauis in giade fuerit concreta, et ipsi nautae in Noua Zembla sub 76 gradu sita, domum fabricarint, atque in ea per 10 mensium spatium habitarint, et tandem, relieta nani in giade, plura quam 380 milliaria per mare in apertis paruis lintribus nauigarint, cum sumrnis periculis, immensis laboribus, et incredibilibus dif- ficultalibus. Alidore Gerardo De Vera Amstelrodamense. Amstelredami , Ex O/lìcina Cornel'ij Nicolai] , typographi ad symbolum Diarij , ad aquam : Anno m . d . xcvin.
È da notare che questa edizione venne dal traduttore dedicata a Gian Vin- cenzo Pinelli, genovese, di già ricordaio negli Atti (voi. ni, p. cxm), e grande collettore di viaggi, come può anche vedersi nell'Amoretti {Viaggio di Lorenzo Ferrcr Maldonado , p. 55 e 55 in nota).
L'opera del De Veer fu tradotta del pari in francese, e pubblicata dal già mentovalo tipografo l'anno suddetto 1598, quindi nel 1600 e 160!). Se ne ha pure una edizione parigina del 1599 ; una traduzione italiana dell' anno stesso, per opera di Giovati Giunio Parisio; ed inoltre un volgarizzamento inglese di Guglielmo Philipp, colla data di Londra 1009.
Notiamo per ultimo che tanto l'opera di Ugo Van Linsclioten quanto quella di Gerardo de Veer sono adorne di molte tavole e figuro, fedelmente riprodotte nelle ristampe dalle edizioni originali; e che sì l'ima che l'altra fanno anche parte d' alcune Collezioni di viaggi.
( 284 )
forse i primi, inconlrata la costa nord'ovest dello Spitz- berg (NeulandiaJ , meno sterile ed inospita della Nuova Zembla, quantunque di quattro gradi più settentrionale, imbrancati ne' ghiacci, non poterono passar oltre; bensì dopo gli orrori di un lungo inverno, errato per più di 380 miglia con due picciole barche, rividero alfine la patria.
Ora perchè la impresa mancasse del suo fine, si fa appunto a indagare lo Scotto. E però, noverati gli er- rori commessi da que1 navigatori , promette svelar me- todi ad orientarsi nella posizione e nella direzione; me- todi nuovi e più efficaci di quelli fino allora usati nella navigazione, e la cui insufficienza aveva appunto condotto a fallire in que' mari sconosciuti; infine suggerisce un disegno che per suo avviso avrebbe immancabilmente recato allo scopo.
Nel quale disegno la possibilità di navigare in pieno mare vicino al polo artico è dallo Scotto posta come canone, insieme alla necessità di staccarsi dalle coste per isfuggire le curvature del terreno, le diversità de' venti, e i banchi di ghiaccio che qui, più che altrove, debbono accumularsi. Procedendo dal Mare del Nord, e superata la Scandinavia , s' inoltra poi cogli olandesi fino allo Spitz- berg; ma quindi volge a greco per accostarsi viemag- giormente al polo medesimo, cioè fino a gradi 85; e per lo Stretto di Béering s' inoltra nel Pacifico, al quale ap- punto si drizzano le sue ricerche.
Però, a meglio intendere, non il viaggio che si do- vrebbe realmente fare , sibbene quello che il nostro Au- tore aveva ne' suoi calcoli disegnato, occorre premettere com' edi ne' due testi diversi del suo Discorso lo abbia
( 285 ) divisato in due modi ; quantunque la differenza , a chi ben guardi , si mostri piuttosto nell' apparenza che nella sostanza. A stabilire i gradi di longitudine, egli adopera, nel testo francese, non già Y usata divisione in gradi 360, ma invece quella di 721 meridiani, e fa passare il primo di questi per le Azorre, anzi che per l'isola del Ferro, come fu poi stabilito. Il quale modo sesuìto dallo Scotto vediamo pure adoperato ben più che mezzo secolo avanti dal Monaco di San Benedetto ricordato dal nostro Paolo Interiano {l), da Giovanni de la Cosa e da altri parec- chi (2); oltrecchè , nella celebre Bolla di papa Alessandro VI (4 maggio 1493), servì di base alla partizione del nuovo mondo fra' portoghesi e spagnuoli (:r. In conseguenza poscia di questa duplice base della divisione del globo in 72 meridiani e del loro cominciamento alle Azorre , lo Scotto trova che lo Spitzberg passa pel settimo de' me- ridiani medesimi ; il che torna , giusta il comune e mi-
(') V. Interiano, Inveidione del Corso delta Longitudine. . . . col Ristretto della iSphera; la Lucca, per il Busdrago, m.d. li. Non molto più tardi (1576 circa; il celebre Giordano Bruno, insegnando in Noli la Grammatica ai putti, leggeva privatamente ad alcuni gentiluomini della Repubblica la Sfera ; ed intorno alla medesima dettava un libro, che va tra gli inediti e smarriti (Bekti, Vita di Giordano Bruno, capo nij.
(-) Lelewel, Géogr. du mogen àge, voi. i, p.' 165.
(') V.Humboldt, Cosmos, par. ni, p. 241 e 422; Examen critique, voi. in, p. 52-54. Il quale osserva che se la linea fu allora propriamente tirala a cento leghe, di distanza dalle isole Azorre e dal Capo Verde, anziché fra le più oc- cidentali delle Azorre medesime (Flores e Corvo), di ciò vorrebbe forse rin- tracciarsi la ragione nelle idee di geografia fisica di Cristoforo Colombo , il quale in affare di tanto momento sarà certo stato consultalo. Osserva inoltre che le linee di demarcazione papale meritano di essere esattamente ricordale, perchè esercitarono un grande inserimento sugli sforzi tentati onde perfezio- nare l'astronomia nautica ed i melodi di longitudine.
( 28G )
gliore sistema, a gradi 35 dalle Azorre. Nò il calcolo si potrà appuntare di errore, quando il punto di partenza di cosiffatti meridiani voglia prendersi da una delle più centrali di quest'isole, 10 gradi a ponente dell' isola del Ferro ; bastando al nostro scopo di attenerci a numeri il più possibilmente rotondi.
Già dicemmo come, giusta il disegno del nostro Autore, la via oltre lo Spitzbcrg dovesse tendere a greco fino alla latitudine di gradi 85; e così giungere alla distanza di appena 5 gradi dal polo. La longitudine poi è qui fis- sata al meridiano %1 . sempre secondo il suo modo di calcolarli, lo che significa a gradi 135 dalle Azorre, e a 1 25 dall' isola del Ferro ; e così sul meridiano che taglia il golfo e la foce del fiume Anabar. Da questo punto si comincierebbe poi a discendere nella direzione di scirocco; nella quale proseguendo , ed inoltrandosi nell'Oceano Pacifico, egli è d'avviso che si troverebbe l'ultimo confine fra la terra incognita e la cognita all' incrociamento del grado 60 di latitudine col meridiano 36, sempre, s'in- tende, a seconda del suo sistema ,l). Il quale incrociamento nelle odierne carte rinverrebbe un po' entro terra, sovra il Mare d'Okostk, ed a tramontana dello stesso.
Crede poi lo Scotto che la prima terra la quale ver- rebbe per tal modo a riconoscersi, avrebbe ad essere la parte occidentale della Nuova Francia , detta Canada (2). Le quali parole raffrontate con altre chiare espressioni dell'Autore, ben si comprende che non furono da lui
(') Ossia: gradi 180 del nostro e comune, partendo dalle Azorre, equiva- lente a gradi 170 dell'isola del Ferro. (!j V. a pag. 332.
( 287 )
adoperate per indicare il Canada in quel più ristretto significato che di presente gli si attribuisce; ma vo- gliono dinotare tutta la larghezza dell'America setten- trionale, in quella regione detta ora in genere i Paesi della Baia di Hudson. Donde la costa occidentale suddetta viene ad essere pel nostro Autore quella parte d'Ame- rica, che più o meno fronteggia la Russia Asiatica ed il Giappone.
Fin qui il testo francese; ed ora dell'italiano. Nel quale anzi tutto si vede che lo Scotto abbandona il sistema di calcolare le longitudini precedentemente adottato, e adopera invece il metodo comune. 11 punto di partenza e inoltre anch'esso mutato, e preso da Genova , la quale, per un caso curioso, è ad un bel circa uguale alla longitudine dello Spitzberg; nel che l'Autore precorre al metodo che veggiamo adoperato dai geografi moderni , i quali co- minciano il primo meridiano dalla rispettiva capitale della loro patria. Sorgendo poscia dalle acque dello Spitzberg nella già additata direzione di greco, perviene sempre a gradi 85 di latitudine, ma solamente fino a toccare il meridiano 90 da Genova (1); onde il luogo d'arrivo sa- rebbe alquanto più a ponente dell'anteriore progetto, e verso il Capo che sorge a levante del golfo Taimur nella Siberia (Severo - vosto - cinoi) , che è il punto più bo- reale del continente. Di qui discendendo per scirocco, ver- rebbcsi a gradi 55 di latitudine e a 1 35 di longitudine da Genova (2); e qui l'Autore trova la Tartaria, come vi
(') Cioè circa il 117 dall'isola del Ferro. (*) Ossia a gradi 161 della medesima.
( 288 )
è difatti , cioè sempre il Mare di Okostk ; ma 5 gradi più a mezzogiorno del suo precedente disegno.
Il punto ove dovrebbe seguire l' incrociamento è da lui appellato Stretto d'Agnian; il qual nome parrebbe tuttora conservato nella Baia d'Ajan , che verso qui è notata nelle carte geografiche. Se non che, il nome stesso di Stretto, e 1' idea che ne avevano i contemporanei (come si vede dalle carte stampate di Mercatore e d'Ortelio, nonché dall'Atlante manoscritto di Battista da Genova) ci chiariscono com'eglino ritenessero per tale quella porzione di mare per cui l'America boreale maggiormente avvicina- vasi all'Asia. La quale ricercata posizione si scoperse in appresso nello Stretto di Bèering (1778), quantunque però sia a tramontana e molto più a levante di quanto era stato creduto. Considerandosi tuttavia che al disotto della Baia d'Ajan e pure uno Stretto (denominato anche d' Amour o di Sagalian dal fiume vicino), il quale passando fra l'isola Tarakai ed il paese dei Manscià, si prolunga per la Manica di Tartaria e va a sboccare nel Mar del Giappone; si converrà che lo Scotto intendeva esser quivi e non altrove lo Stretto d'Agnian. E cosi pure abbiamo trovato che intendevano i suoi contemporanei. Donde na- sce che quel tratto di mare non essendo allora ben noto (né lo é di presente ancora, benché sia stato oggetto alle investigazioni di Laperouse), si dovea credere che l' isola Tarakai fosse già una parte del continente americano. Inteso a questo modo il disegno dello Scotto, si capisce com" egli credesse di poter giungere alle porte del Giap- pone pervenuto che fosse allo Stretto d'Agnian; donde poteva continuare sicuro, e per noti mari, alla China,
( 289 )
all' India . alle Mollicene , alla Nuova Guinea , e perfino all'Australia, a' suoi dì pressoché sconosciuta, ma che egli già acconciamente addita col nome di continente au- strale. Si capisce del pari come il mare d'Okostk, al di sopra dello Stretto d'Amour, presentando per ogni parte una bastevole ampiezza, potesse indurre l' Autore nella credenza di trovare in cosiffatta posizione libero il mare lungo tutto il meridiano 90, per discendere quivi in linea diritta dal mare glaciale; avvisandosi egli come non so- lamente l' isola Tarakai, ma e la penisola del Kamsciatka (quando pure fosse stata fino d'allora più o meno vaga- mente scorta da lontano) fossero contrade di già spet- tanti all'America boreale, ossia, come abbiamo veduto ch'egli la chiama, al Canada.
Nel viaggio progettato come sopra lo Scotto cal- cola che, mettendo alla vela verso la fine di maggio, la traversata del mare ignoto fra lo Spitzberg (Neulandia) e lo Stretto d'Agnian possa compiersi nello intervallo di 85 a 30 giorni ; ma quindi , facendosi carico di tutti i possibili ostacoli, si affretta a soggiungere che la naviga- zione cosi impresa in buona stagione, quando cioè il polo sia costantemente illuminato di giorno e di notte, non potrà mai eccedere in qualvogliasi contingenza la durata di tre mesi. Il che egli afferma così nel testo francese come nell'italiano; benché poi accennando allo spazio interposto fra i detti due punti, Io ragguagli nel primo a 450 leghe e nel secondo a 600. La quale differenza non sapremmo invero se ascrivere a correzione del cal- colo precedentemente istituito, o piuttosto al desiderio di una certa sovrabbondanza.
( 290 )
E quanto alle dette leghe è ben presumibile che trat- tisi di marine , computate cioè a venti per ogni grado [l) e misurate, s'intende sull'equatore; ma della misura o calcolo di esse lascieremo di buon animo che siano aiu- dici gì' intendenti di siffatte materie. Solo osserveremo che ad ogni modo l'Autore dovette a gran pezza errare nel calcolo generale ; in ciò non dissimile da tutti i suoi contemporanei , dacché ignorava com'essi il protendimento maggiore dell'Asia verso levante per circa 50 gradi dal- l'Arcipelago della Nuova Siberia, che è sul meridiano dello Stretto d'Agnian, al vero e odierno Stretto di Béering.
IV. Niuna circostanza è a nostra conoscenza , per la quale ci sia dato legittimamente presumere che il disegno dello Scotto sortisse mai un principio d' esecuzione. Gli olandesi che in ciò avrebbero potuto avere un più spe- ciale interesse, dacché, vinta la Spagna sui campi di bat- taglia, miravano a sterminarla su quelli della navigazione e del commercio, abbandonato dopo gì' insuccessi di Barentz ogni progetto di nuove ricerche , si erano invece volti ad esercitare nella Groenlandia e nello Spitzberg la pesca delle foche e delle balene; per cui quelle terre di- vennero il loro Perù (2).
Ma se gli olandesi troppo presto cessarono da quelle imprese , e se neanche, per tacere d' altri più , riuscirono interamente allo scopo le esplorazioni degli inglesi Hudson (1607) e Bafftn (1615); ciò nondimeno i tentativi e gli sforzi si ripresero nel nostro secolo, e addoppiarono con
(') Moiri 5,555.
(2) Cantù, Stor. Univ., xm. 570.
( 291 ) quella energia che ne è certo uno de' migliori e più spiccati caratteri. E basti, che il celebre Mac-Clure tornò nel 1850 per lo Stretto di Davis dopo essere passato il primo dal- l' Atlantico nel Pacifico pel nord dell' America (1). Inoltre Sherard Osborn in Inghilterra , Augusto Petermann in Germania, Gustavo Lambert nella Francia, propugnano oggi tre disegni diversi di passaggio al polo : il primo per la Baia di Baffm e lo Stretto di Smith al nord della Groenlandia ; X altro per la via della Nuova Zembla e dello Spitzberg , tornando cosi a calcare le orme di Ba- rentz ; 1' ultimo per quella dello Stretto di Béering, donde raggiungerebbe il mare della Pohjnia, riconosciuto libero, e di là il polo (2).
Se non che, mentre i progetti di Osborn e di Lambert vennero accolti con non isterile entusiasmo dagli Stati cui rispettivamente appartengono i loro autori (3), abbiamo notizia che la nave Germania, sotto il comando di Carlo Koldewey , partiva il 24 maggio 1868 da Bergen perle regioni polari, traducendo così dal campo delle idee in quello dei fatti il disegno di Petermann (4\
Ora, se alcuno dei progetti summeutovati, e così cai--
(') Il bastimento però venne abbandonato fra i ghiacci. V. Bulletìn de la Société de Géographie de Paris; A. 1867, semestre 2.°, p. 592.
(*) Bulletìn ecc.; A. 1867, 1.° sem., p. 187-200; 2.° sem., p. 195 e 515. Vedasi anche l'opuscolo intitolato L'expedition uu pole nord, par Gustave Lam- bert, con carta dimostrativa dei tre progetti delineata dall'Autore (p. 559-700).
(3) In Francia specialmente fu costituito un Comitato di Patronato, all',oggetto di raccogliere il capitale necessario all'impresa, e calcolato dal sig. Lambert nella somma di franchi 600,000. Al quale effetto l'imperatore Napoleone soscrisse per fr. 50,000.
(') V. Lettera indirizzata al Ministro degli Affari Esteri dal sig. De Valois, console francese a Kiel, nel Bullctin citato; A. 1868, 1.° sem., p. 68.
( 292 )
deggiati da molta parte della dotta Europa, incontrasse quell'esito felice che è bene da augurare agli studi ed agli sforzi generosi onde è cagione , niun dubbio vi ha che per tal mezzo vedrebbesi risoluto it più grande problema geografico che mai il nostro secolo potesse proporsi. A noi però, mentre nella pochezza nostra facciam voti perchè così avvenga, qui monta il notare come il proposito manifestato da Petermann e Lambert di dover sempre navigare in al- tura (conciossiachè in que' mari polari possano solo in tal guisa evitarsi i banchi di ghiaccio), sia pure quello stesso che il nostro Scotto aveva, secondo che già dicemmo, pigliato a sostenere nel suo Discolpo con più ragioni. L'opinione poi dello Scrittore genovese, non che il progetto di Lambert, avvalorato dalla Carta dimostrativa che que- st'ultimo ne ha tracciata, paiono eziandio confermarsi da re- centi viaggi di russi navigatori ; i quali appunto, secondo che narra Humboldt, trovarono il mare libero al nord di una diga impenetrabile di ghiacci, che circonda la Nuova Zembla ed il Capo Taimura (1). Nò vogliamo passare in silenzio che teoria siffatta ha per sé l'autorità di Guglielmo Barth e dello insigne Maury, il quale, per dirla coli' illustre Boc- cardo, fece della fisica del mare una scienza interamente nuova m.
Infine accenneremo come unendo insieme i disegni del Petermann e del Lambert, nella guisa in che vedonsi tracciati da quest'ultimo nella sua Carta , si troverà che i
(') Humboldt, Asie centrale, ni. 36.
(2) V. Bakth, Versuch einer Erklarung der verhaltnissmàssig hoheren Tem- peratiti' an der Polen (Mittheilungen der k-k. Geogr. Gesellschaft; Wien.. 1859; p. 44); Boccardo, Fisica del Globo, p. 62.
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medesimi, per quanto opposti nelle direzioni, riuscirebbero incirca al tracciamento del viaggio dal nostro Scotto pro- posto.
V. Ma lo Scotto, nel testo francese, non tenutosi pago al disegno del viaggio che ci studiammo d'esporre, volle pur anco mostrare, secondo che già si disse, come avessero a togliersi i pericoli temuti e rimoversi gli osta- coli alla sua effettuazione. Di che ragionò nella prima parte del suo lavoro, che si potrebbe perciò chiamare preparatoria. Ma noi tanto meno entreremo a seguitare l'Autore per questo cammino; sia perchè non vogliamo sopraffarlo con un commento che in breve riuscirebbe più lungo dell'opera, sia perchè il tempo vorace non ci lasciò ( o forse geloso ancora non ci scopri ) il Globo Marittimo, o i disegni almeno degli strumenti e le ta- vole a cui l'Autore pose mano, e che di certo ne avrebbero meglio chiarito il concetto; sia perdi' egli stesso dichiara volersi spiegare soltanto in parte, e circonda un po' di mistero le annunciate invenzioni. Questo diremo però, che, dopo letta la breve Memoria di lui, converrà ognuno aver egli profondamente studiata la materia, co- noscere gli autori più reputati che della medesima ragio- narono, e coi navigatori più esperti i fatti eziandio rela- tivi agli stessi; che infine, non istraniero alle lunghe navigazioni, per quello che ne dice «gli medesimo (,), non iscompagna dalla audacia che è tutta propria del gio- vane marinaio la prudenza e finezza d'osservazione che è dote speciale dell'uomo consumato nella scienza.
(') Pag. oli e 312.
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I quali pregi dello Scotto si deducono non solo dal proporre che fa egli stesso a' Principi cristiani di effet- tuare con tre navi il viaggio cosi disegnato, e dalla san- tità dello scopo onde lo caldeggia e con che pone ter- mine alla sua Memoria; ma e dalla quantità e qualità delle questioni che solleva, e sulle quali più o meno ragiona , promettendone più altri vantaggi , come tavole d' ogni specie per potere senza fatica desumere l'ora e l'aspetto dei cieli, e note sulla storia della navigazione, sui luoghi di traffico, sulle secche, ecc.
Senza disconoscere la debolezza di parecchi argomenti, eh' egli in ispecie deriva dall' autorità giusta l'usanza dei tempi, si può dire che appena tralasci di rassegnare al- cuna delle più gravi questioni, che si agitarono per secoli nell'arte della navigazione, e furono soltanto sciolte a' dì nostri, o tuttora aspettano una soddisfacente soluzione w. Tali sono quelle che si ragguardano alla distribuzione del calore, alla direzione de; venti ed alle grandi correnti oceaniche , colle loro relazioni al flusso e riflusso , non- ché all'uso dell'ago calamitato. E mercè quest'ultimo accenna di avere osservata e corretta la viziosa orienta- zione delle carte marittime costrutte prima di lui; dove, come soggiunge, il parallelo del Capo Finisterre, che egli fa passare per Costantinopoli, diverge fino ad Ales- sandretta di Siria. Ora questo difetto il Lelewel rim- provera appunto in genere a' Portolani del medio evo; e lo ascrive , non senza ragione , all' ignoranza della
(') A pag. 556 e 550 accenna eziandio alla opportunità di favorire I' emi- grazione; nel che si accordano parecchi recenti economisti.
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declinazione magnetica in cui versavano allora i navi- ganti (1\
Ma il nostro Autore tocca egualmente della inclina- zione dell' ago , osservata la prima volta da Roberto Norman nel 1576, riferendo 1' opinione di chi stimava potersene, graduandola, rilevare la latitudine. 11 che egli non crede; ma fu ora sperimentato vero dall' Humboldt ; il quale riproducendo un concetto già esposto dal mede- simo Norman, poi da Gilbert e da Wrigth, osserva giu- stamente che taleinclinazione potrebbe in ispecie vol- gersi a beneficio della navigazione in giorni e climi neb- biosi (2).
Più a lungo parla della declinazione dell' ago medesimo
C) Però neanche lo Scolto raddrizza quanto basti il parallelo in discorso, ed erra ancora di quasi due gradi ; conciossiachè mentre il Capo Finisterre è situalo a gr. 42.° 54' 0" di latitudine N., Costantinopoli trovasi invece a gr. 41° 0' 12" della stessa latitudine
C~) Boccardo, Fisica del Globo, p. 449. Anche Giambattista Mandillo, antico pilota genovese , cui il Monlucla (Ilist. des Mathem., iv. 541j dice aver conosciuto a Parigi verso il 1750, si occupò di tale argomento; e seguendo il sistema inau- gurato ne' primordi del sec. xvn da Guglielmo Nautonnier, pubblicò uno scritto in cui proponeva di misurare l'inclinazione dell'ago per mezzo d'un picciolo contrappeso. Ma la proposta non ebbe favore ; e Giambattista morì convinto che il mondo non si era mostrato giusto verso la sua scoperta. Il libro poi accennato dal Montucla, deve essere quello onde il Barone de Zach (Corre- spondance, voi. vm, p. 291) ha così registrato il titolo: Extrait du livre de la parfaite navigation par la latitudine et la longitudine , dans le quel on decouvre le reglement de la direction, declinaison et inclinaison de la boussole . . . par Jan B. Mandillo genois; Voi. m-8.°, pag. 44, et 2 planches. A Paris, Ant. Boudet, 4746/ Dell'opera in extensum però egli confessa di non avere mai trovata notizia; ed a me pare che si possa molto ragionevolmente supporre che mai non sia stata licenziata alle slampe; dovendosi l'Estratto citalo considerare come uno di que' tanti Saggi, che a sperimentare la pubblica opinione vediamo uscir fuori bene spesso anche al pres'ente.
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ora a levante, ora a ponente, quando più, quando meno, od anco nulla; e biasima del pari quelli che hanno per costante siffatta declinazione, e quei che la tengono irre- golarmente mutabile, mentre pretende che succeda con norme proporzionatamente crescenti o decrescenti, secondo che ci accostiamo al polo ovvero ci andiamo da questo allontanando. Che se in tale graduazione cerca po- scia uno dei mezzi per derivarne la longitudine, dob- biamo però notare eh' egli ebbe in ciò lo stesso pensiero concepito prima dall'immortale Colombo, e poi da Ame- rigo Vespucci e Sebastiano Cabotto. Tuttavia riferisce lo Scotto com' egli abbia, non uno solamente, ma quattro diversi metodi per calcolare le longitudini; de' quali uno, si può credere che, per avventura, sarà quello delle di- stanze lunari , già posto in pratica ben più che mezzo secolo avanti dal già citato Paolo Interiano. Né è da om- mettere come intorno a ciò si travagliarono anche in appresso altri liguri o genovesi. Così nel 1630 Antonio Ricci stampò le proprie Osservazioni sulla longitudine (1) ; e cosi Vincenzo Renieri, che fu tra' più fidi discepoli di Galileo , venne prescelto dal grande maestro a compiere gli impresi studi sui satelliti di Giove, onde sperava ap- punto di sciogliere il problema delle longitudini stesse, e di rivelarne quindi il processo agli Stati d' Olanda (2).
(') Lelewel , Op. cil
(2) A tale effetto, Galileo, divenuto cieco (1637) consegnava al Renieri tutte le osservazioni da lui già fatte in proposito. Da una lederà poi scritta dal Renieri medesimo, in data di Genova 1640, al Granduca Leopoldo di Toscana, si vede ch'egli usò molta diligenza nel proseguire gli studi dell' insigne mae- stro, e molta acutezza 'nel dedurne le conseguenze. Pure quegli studi non
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Tornando ancora allo Scotto, soggiungerò come non tralasci nemmeno di spingere uno sguardo curioso sulla natura del magnete; ed accennando al filosofare che qui si vorrebbe, mostra con ciò che, sebbene non voglia entrare nello spinaio, avrebbe anch' egli il suo concetto in proposito; anzi lo adombra con una imagine. che a noi pare racchiudere un senso profondo , quasi preluda alle teoriche odierne sull' inlima costituzione de' corpi e sulla generale attrazione della terra.
VI Per le circostanze che abbiamo fin qui ragionate, crediamo poter concludere portando opinione, che la ri- stampa degli opuscoli di Benedetto Scotto non sia da considerare solamente come un omaggio reso dalla no- stra Società alla memoria di lui , sibbene che sotto un certo aspetto presenti eziandio una qualche opportunità Solo ci duole di non potere col puro slancio di quella fede a cui l'Autore attinse così largamente, e con quelle sembianze di verità che non si erano ancora del tutto dileguate a' suoi giorni , esprimere la convinzione che come la Provvidenza aveva già innanzi decretato che per 1' opera di un Genovese si discoprisse il passaggio alle Indie occidentali, così avesse del pari serbata ad un Ge- novese la gloria d' aprire il varco alle orientali per la tanto studiata via del polo (". Ed invero osserva il sullodato
vennero a luce, perchè il Renieri morì quando era sul punto di pubblicarli V. Tiraboschi, Storia della Letieratvra, voi. vin, p. 187 e 219. fi quale (p. 230) ricorda anche un Francesco Moniebruno , del pari genovese , che pubblicò in Bologna le Effemeridi celesti dal 1640 al 1041.
(') L'importante argomento de' viaggiatori iialiani alle Indie, fu svolto anche di fresco in una erudita Memoria dal eh. sinologo prof. Angelo De Gubcrnalis 'Firenze, 18671. Non riuscirà tuttavia inopportuno il soggiungere
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prof. Boccardo che mentre il nostro secolo conta assai illustri navigatori fra gli inglesi, i francesi, i russi, gli
brevemente da parte nostra alcune notizie, ed in primo luogo quella, che rica- viamo dal Solidario di Giovanni Gallo, di una società di commercio esercìia avanti il 1234 in partibus Jndiae da Benedetto Vivaldi , Angelino De Mari e Percivalle Slancone , sono nome di Ragione Vivaldi (V. Atti, IV. 185).
Un documento del 18 giugno 1506, ricordato dal eh. Canale (Storia del Com- mercio, ecc., p. 251), ci dà a conoscere che meni re la Repubblica Veneta sdegnava le proposte fattele dal re Manuele di Portogallo (V. Heyd, Le Colonie Commer- ciali degli italiani ecc., II. 285 j, quella di Genova preoccupavasi con migliore avvedimento di indirizzare il proprio commercio per le vie marittime nuova- mente scoperte, e di rialzarlo ancora per quesia guisa se fosse sialo possibile.
Ecco il testo di tale atto , come si legge nel Codice Dicersorum ann. 1505- 1500, X. 1105 del nostro Archivio Governativo:
DE MITTEMDIS NAVIBUS IN INDIAI»
MDVJ die XVÌÌJ Juuij.
lllvstris Domimis Regius Januen. Gulemator eie, et Magni ficum Coitsilium dominorum Antianorum Communis Janue in legitimo numero congregatum : Cxim audissent uiios prestantes Ambrosium de Prementorio et Augustiuum Gentilem Pillauicinum , dicent e s per arctas condiciones temporum mercaluram admodum mine sopitam esse, ita vt solite omnes ac ordinarie vie precluse hoc tempore esse uideantur , necessariumque esse noua inventa exeogitare et nouos aditus inuenire , per qiìos ali negociatio possit ; et ideo iactatos esse sermones Inter p'urimos ciues de mittendis aliquot nuuibus nostris Collochu- tim in indiani, ad piper aliaque aromata inde sumenda , sicut hactenus per lìegem Portusgalie factitatum est ; et proptered memorantes deligi ciues qua- tuor prestantes, qui de predictis precipuam curam Itabeant , el super eis di- ligenl'er ciuium opiniones scrutentur. Censentes que proposila fuere ad pu- blicam utili tatem maxime pertinere, et primo aspectu nihil habere in se quod uidealur reprobabile. Re examinala , omni jure ac uia quibus melius et ua- lidius potuerunt , crenuerunl et constituerunt in predictis uiros prestantes Carolum Spinulam quondam Luciani, Georgium de Grimaldis quondam Jacobi, Ambrosium de Prementorio et Lazarum Picltenolum; quibus attribuerunt et uirtute presenlis attribuunt specialem curam in omnibus et singulis predictis dilige/iter cogitandi, eaque cum quibus uidebilur comunicandi , scrutinia su- per eis faciendi , opiniones ciuium in omnibus exquirendi; et denique in predictis et circa predicta, el in dependentibus ab eis ea omnia faciendi que necessaria, utilia el opportuna judicauerint ; ac inde ipsis Illustri Do-
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americani, fra gli italiani non ne annovera alcuno <{). Di che i popoli meditino la cagione ; e la meditino anche un po' quelli che ne hanno in mano i destini. Novembre, 1868.
mino Regio Gìibernatori et Magnifico Consilio reverendi quid inuenerint , et guid censuerint in predictis esse facieudum.
Egli è però da credere collo storico prelodalo, che le proposte contenute in quest'atto non sortissero alcun effetto; giacche vane (ornarono le indagini da me praticate alla ricerca di posteriori documenti nei regisiri Diversorum, e nei mazzi Polilicorum (fino al 1508), che sono le due categorie nelle quali avreb- bero con maggiore probabilità dovuto essere contenuti. E forse ad arrestare le buone disposizioni, contribuirono assai le turbolenze gravissime scoppiate in Genova nel 1507.
Lo slesso Canale (Op. cit., p. 233 e 237) riferisce del pari come, addì 30 di- cembre 1623, alcuni mercanti genovesi, uniti a persiani ed armeni, porgessero domanda al Senato per fondare una Compagnia di Commercio colle Indie Orien- tali ; e reca un decreto del 4 luglio 1647 , in forza di cui si ordina che , per lo spazio di treni' anni a venire, a ninno fra' sudditi della Repubblica, il quale non faccia parte di detta Compagnia, sia lecito navigare alla volta di quelle regioni, spedirvi legni e mercanzie, tragittarvi nocchieri ed altri esperti nel- l'arte marittima, od impetrare da Principi stranieri pfivilegio di bandiera o somigliami, sotto pena della perdita dei baslimenii e delle robe, oltre una multa di scudi d'oro 4,00;).
Trovo che la memorata Società , nel principio dell' anno successivo, allestite due navi (San Gio. Battista e San ber nardo), e formolati i Capitoli a norma dei quali doveano regolarsi gli equipaggi nella traversala, che si affermava imminenle , quelli presentò alla Signoria per l'opportuna sanzione; e l'ottenne con atto del 22 gennaio. Tali Capitoli furono pubblicati nello slesso 1648 dal Farroni , col titolo.- Capitoli della nauigatione all' Indie Orientali della Com- pagnia di Genoua (in-fol. di pag. 10;; ed una noia sincrona apposia in calce all'esemplare che ne possedè la Civico-Beriana dice: Gli interessati nel- l'impresa di questa Nauigatione furono molti, e fra' capi Gio. Fi'ippn Cat- taneo, Ugone Fiesco , Nicolò d'Amico, Scipione Prauexino e Gio. Tomaso Lauiosa, che furono fatti Governatori di essa.
Accenno per ultimo un clamoroso processo seguito verso il 1711 , per l'e- redità di un tal Cesari camogliese , mono alle Indie « ricco di effetti assai pingui » (V. Acinelli , Compendio ecc., II. 7).
(') Bocr.Auno Op. ci!., p. 60.
GLOBE MARITIME
AVEC L'USAGE ET PRATIQUE DES LONGITUDE.S
A.UCTJEL ON PEUT TROUVER, PAR LE MOYEN DE (^UEL- QJJES TABLES ET INSTRUMENTS INVENTEZ A CET EFFECT, LES POINCTS DE TOUTES COURSES MARI- TIMES, FAC1LEMENT ET C ERTAINEM.ENT , SANS s'AIDER DU CALCUL DES MOUVEMENTS INCERTAINS DES YENTS, COMME L'ON À ACCOUSTUMÉ, PAR LEQUEL GLOBE ON POURRA CORRIGER TOUTES CARTES MARITIME3 ET GEOGRAPHICTJES.
Plus une regie astrologique mariniere touchant les changements des temps , les diverses et generales declinations de l'aiguille aymantée , le temps des hau- tes et basses marées, causes et raisons de leurs effects et accidents.
Ensemble quelcraes advertissements sur le costoye- ment de la terre , par lescpiels est discouru des lieux maritimes, leur scituations, ceux qui sont seurs ou perilleux, leurs ports, escueils et seicheresses.
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Joinct une remarque de ce qui a esté faict en iceux de grand et fameux, du tran e qui s'y faict, et autres choses notables.
En fin le Discours d'une Navigation proposée pour passer (moyennant la cognoissance desdictes Lon- gitudes) par le Septentrion d'Occident en Orient, et aller au Iappon, à la Chine et aux Molucques d'une seule course , qui ne contient que quatre cents cin- quante lieués de mer incogneue. Abregeant par ce moyen le chemin de la Navigation ord inaire que font les Portugais de troiy mille lieués et plus.
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AU LECTEUR
Tout ainsi que par V art de la navigation , toutes courses maritimes sont incertaines sans la cognoissance des longitudes, de mesmes elles seront parfaites et accoinplies lors que l'on aura cognoissance des terminaisons desdites longitudes avec celles des latitudes; parce que où lesdites terminaisons se croi- seront dans raon Globe Maritime, elles monstreront par ce moyen le poinct desdites courses. Car si auiourd'huy l'on estime cest art admirable et hardy en son imperfection, fonde seulement sur des calculs de mouvements incerlains de la mer, et des vents qui font perdre tonte cognoissance, a plus forte raison sera-il prisé et estimé mille fois d'avantage quand il sera augmenlé de la cognoissance desdites longitudes que je propose; par le moyen desquelles lòn pourra aller et venir en tous lieus et de tous costez par la droicte voye, y retourner, comme si on voyoit en un instant tout les lieux de la mer, et que l*on les eust presents par Tusage de mondit Globe, et de cértains instrumens et tables astronomiques que ie dccla- reray cy apres. Ledit Globe est compose en 40 grands feuilles
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figurées eri 8 rhombes, en plat , qui en longitudes el lali- tudes font leurs degrez égaux, respondans à ceux. du Globe Celeste, comme a son conscentric. Figure nouvelle et familiere, pour cognoistre de toutes quantitez, et qui ne differe point de celle qui est en machine, en la quantitè de ses parties ter- reslres el maritirnes, et non point de diverses figures, comme plusieurs qui se voyent peu aprochantes au nalurel ; en quoy fay suivy Ptolomée, en sa propre figure, vray miracle d'anti- quité, la où les lignes des vents sont rapporlées à leurs vrais poincts, parlicipant du courbe et du droict, aìnsi que sont composées toutes lignes de courses maritirnes. Ce Globe en ce faisant servirà pareillement de carte generale en toutes mers ; còme aussi en la cognoissànce et practique desdites longitudes. Proposition nouvelle, et qui sans doubte d'entrée sera peut estre trouvèe aucunement estrange, mais veritable en ce quelle est probable pir demonstrations mathematiques, et par la quelle ie pretends donner au public une facon absolue de na- viger et non limitée , comme celle qui se pratique ordinaire- ment. le dis absolue, puis qu'indistinctement et sans observa- tion des temps, ny des vents , Fon pourra naviger en pleine mer, aller à droict et a gauche, mesme ayant perdu la route de la coirse, se remettre en iceile, soit par un vent, soit par un autre, sans pour cela allonger ou retarder le voyage : tel- lemeut que par ce moyen il n'y aura lieu en la mer, pour tanl cache quii puisse estre, que Fon ne descouvre; les isles que Fon cherche en navigeant avec grande difficulté, se trouveront aisémenl, et de premier abord par la cognoissànce desdites lon- gitudes. Car au mesme lieu où lesdit.es longitudes croiseront les latiludes audit Globe, là seront les isles et autres lieux que Fon desirerà trouver.
On tirerà un autre fruict de ceste cognoissànce, qui est de corriger toutes cartes geographiques el maritirnes , dans les-
( so:; )
quelles p'usieurs lieux >onl raarquez hors ile leurs propres loiigilucles. el Ics remlre par ce moyen les unes et Ics autres parfaites, ainsi que Pon cognoistra par l'usage et practique desdit inslruments , tablet et Globe, les ayant fabriquez au- tant familiers qu'il est possible. Le to:it fonde sur cinq pro- l>osilitions qui donneront à entendre parfailemèt la scienoe et pratique desdites longitudes, et autres effccts que ie derla- reray cv apres.
Le premier est un instrument polaire, qui monstrera en tous lieus de la mer la revolution que fait Testoille du Pole, avec une des gardes a Pentour du monde, et vers quel vent ou panie d'ìceluy seront lesdites estoilles en tous lieux ma- ritimes , lors que le Soleil sera en son Midy ; ensemble a combien de degrez ils se trouveront a toules heures dessus ou dessoubs le dit Pole, pour trouver non seulement lenr hauteur, mais encores toutes les heures de la nuict; fera cognoi- stre semblablement le iour de la Lune et son aspect appa- rent avec le Soleil : donnera la cognoissance des haultes et basses marées, des flux et reflux, de quels vents et de quelle partie de vents ils devront venir chasque heure du iour. L'u- sage duquel sera monstre par la deuxiesme, troisiesme et qua- triesme proposilion, et servirà aussi au Pole Antarctique.
Le second est un instrument astronomique a tous angles spheriques de trois pieds de long, qui donnera la haulteur des corps celestes, tant de iour que de nuict, non seulement par degrez entiers, mais aussi par minuttes; fera voir la distance desdits corps de Tun a l'autre , et monstrera le vent, ou par- ties du vent , auquel se trouvera Tcstoille polaire , avec une desdites gardes, scavoir celle du coste gauche de TOurse mi- neure. Son usage sera monstre par les premiere, deuxiesme, troisiesme et quatriesme pròposition.
Le troisiesme est une boussole ou compas marilime, qui
( ÓOG )
(lumiera au le ver ci coucher du Soleil, et en toutes les autres heures da iour, en quelque lieu qae ce soit, Ja haulteur du Pule; et fera voir sa declinaison naturelle, en sorte que l'on la pourra conformer et rendre pareille a la ligne meridienne solaire; ensemble donnera le lieu où sera le vaissseau navigeaut pour prendre port. Elle esl conioincte a une indice de vents, ou demy boussole, portalive en toutes courses; qui monstrera le rhombe du veni dans le dit Globe, en la navigatimi qui sera proposée, l'usage desquels sera monstre par la premiere, seconde, troisiesme et quatriesme proposition.
Le quatriesme, se soni douze tables universelles d'un Pole a l'autre, pour trouver a chasque iour de l'année, et en tous lieux maritimes, la quantité de l'are solaire, a scavoir la quan- tità du iour, cornine ceux.de la nuicl, ensemble la haulteur meridienne du Soleil, degré par degré de latilude. L'usage des- quels sera monstre par la premiere et troisiesme proposition.
Le cinquiesme, sont deux tables qui donneront l'heure, et le poinct prefix de la conionctìon de la Lune avec le Soleil, celles aussi de la Lune avec les estoilles du Zodiaque , calculées au meridien des Acores; l'usage desquels sera monstre par la premiere proposition.
Le sixiesme est un quadran universe!, qui donnera en tous lieux maritimes l'heure aslronomique et italienne , tant de iour que de nu'ct, et à chascune desdites heures donnera la haulteur du Pole en tous lesdits lieux, sans prendre la haul- teur du Soleil, ny d'autres estoilles. Et Fon verrà son usage en la quatriesme proposition.
Le septiesme est un quadran particulier en l'elevation des- dites Isles des Acores, qui donnera par comparaison en tous lieux maritimes, et à toutes heures du iour et de la nuict, la hauteur polaire par une seule observation; l'usage duquel sera monstre par la premiere et deuxiesme proposition.
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Le huicliesme est un instrument qui donnera tant de iour que de nuict la quantité de la ligne des longitudes d'un Pole à l'autre, à scavoir la distance qui sera entre deux lieux mari- times, doni l'uri sera orientai et l'autre occidental. Ensemble donnera celle de toutes courses. Son usage sera monstre par la deuxiesme proposition.
Le neufìesine est une table qui comprend septante-deux me- ridiens, pareils a ceux qui sont comprins en la circonference de moudit Globe, la quelle monstrera par nombres d'un Pole a l'autre , comme aussi de l'Orient a l'Occident esdils me- ridiens, les declinaisons de l'aiguille oa compas maritime , et de quelle nature elles seront; l'usage de la quelle se cognoi- stra par mondit Globe JMaritime, comme aussi l'usage de mondit Globe (eu la cognoissance desdites longitudes) sera cogneu par ladite table.
Le dixiesme et dernier est un instrument artificiel , lequel prendra son mouvement de celuy du navire en faisant son vo- yage, soit que sa course soit grande ou petite: laquelle il monstrera par nombres, ainsi que faict un quadran à contre- poix; lesquels nombres, rapportez à mondit Globe, monstreront le lieu où sera le navire en faisant sondit voyage. Son usage sera monstre par la cinquiesme proposition.
Tous lesquels instruments, Globe et. tables, i'ay distinguez esdites cinq proposition, ausquelles sont compris quatre divers moyens pour cognoistre lesdites longitudes, ensemble les lati- tudes, lesquels estans bien considerez, on trouvera assez d'ar- lifice à mon advis pour iuger du reste iusques a ce que le tout soit imprimé et mis en lumiere, n'ayant rapportò icy que le commencement et certaines parties de la fin, comme aussi certaines parties de mondit Globe, dans lequel i'ay figure la- dite navigatimi, et autres voyages que ie propose avec la de- scouverte laide du destroicl du Maire pour passer en la
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Mer du Sud par Schouten olandoys l'an 1616 en la hau- teur de 55 degrez du Pole Antarctique m , avec plusieurs Isles auparavant incogneuès , et ledit destroict plus aisé et moins perilleux que celuy de Magellan , ainsi qu'il se peut voir par mondit Globe. Le tout compose et mis ensemble par de longues observations faictes en terre et en Mer, qui sera pour respondre a ceux qui par curiosile se veulent en- querir de mes actions, les suppliant, s'il leur plaist, de iuger des effects et non des apparences, ny moins aussi tascher à descouvrir mon secret par des negatives et autres inven- tions.
Reste mainlenant de dire plusieurs accidents du flux et rellux de la mer, des vents et des declinaisons de la pierre d'aymant, qui seront a mon advis en quelque partie tres-profitables a l'intelligence de ce qui a esté dict cy-dessus. Faut entendre que la mer, par son tnouvemeni nalurel, court tousiours d'un Pole à Tautre par flux et reflnx;. à seavoir du coste du Sud, que nous disons Midy, vient le flux, et au contraire du Nort, que nous disons Tramontane, le reflux. Lesquels en la Mer Mediterranée nous appellons courantes, faisant leur conrse de POùest à l'Est, et au contraire de l'Est a l'Oiiest : estant certain que ceste agi- talion de mer procede du mouvement lunaire, puis que les mesmes accidents sont en tous les deux. Car si la Lune s'esloi- gnant du Soleil depuis sa conionction retarde tous les iours de quatre quintes d'heures, aussi tout de mesme lesdits flux re-
(') Giacomo Lemaire, n goziante olandese, diresse la celebre spedizione al- lestita a spese d'alcuni fra' più ricchi mercanti d'Olanda, e compiuta sul ^a- sci Ilo Concordia, comandato da Cornelio Schouten. Salpato il 14 giugno <IC<la da Tcxel, dopo lunga e contrastata navigazione, passava lo Stretto Magellanico, e poscia (24 gennaio 4GI6) il canale fra la Terra del Fuoco e quella degli Stati, cui venne allora, a richiesta dello stesso Lemaire, imposto il nome di quest'ultimo, benché con più ragione avrebbe dovuto portare quello di Schouten.
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tardent d'un ionr à l'autre do quatre quintes d'heures. De fa- con que si la Lune en trente jours revient a sa conionction avec lesdites quatre quintes d'heures par iour, aussi lesdits flux et reflux à ceste mesme raison retournent a leur principe en la revolution de 24 heures. Tellement qu'à chasque 24 heures il y aura deux flux et deux reflux. Regie infaillible que le vent par lequel vient le flux est opposite a celuy du reflux. Surquoy fay remarqué qu'un navire estant en pleine mer ancré d'un seul fer, se vire en 24 heures par deux fois au con- traire Tune de l'autre, sgavoir est que venant le flux du vent Sud, il fera virer le navire du Sud au Nort par la voye de l'Ouest, et venant le reflux le fera retourner du Nort au Sud, par le mesme vent d'Oùest en douze heures. Cornine aussi aux autres douze heures du second flux fera virer le navire du Sud au Nort par la voye de l'Est , et le reflux le fera re- tourner du Nort au Sud par l'Est , d'où il estoit party la premiere fois. I'ay aussi observé que quand la Lune sera par exemple au vent de Suest venant le flux, elle se rctrou- vera venant le reflux au vent Suoùest , à cause que de six en six heures elle passe deux vent, par son mouvement d'O- rient en Occident, qui est le temps du flux au reflux. Les- quels sont beaucoup plus grands là où ladite mer faict sa plus grande course qu'ailleurs, ainsi que Ton cognoist en la Mer du Nort, puis que sa longueur depuis l'Equinoctial contient plus de douze cens lieùes d'AHemagne. I'ay aussi recogneu en nostre Mer Mediterranée que la courante qui entre dans le Goulfe de Venise qui vient du vent Sud-est, que nous disons Siroch, faict sa course plus longue qu'aux autres lieux, et faict quelquefois hausser la mer iusques au premier estage de leurs maisons, qui est la cause qu'estant la dite mer enflée par des vents, elle devient furieuse et grosse, ainsi que le veni Nortoùest que nous disons Maestro , faict grand tour-
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niente par deca la ligne equìnoctiale. Au contraire le veni, Suest, faict ladicte tourmerite par delà ladicte ligne, et bien souvent on un mesme tcmps on rencontrera ces deux tour- mentes de mer passant de l'un à Tautre à travers la dite ligne, tellement qu'il semble que le terme prefìx de ces deux vent et rners soient dessoubs icelle. Et Ics mers, Fune boreale l' autre australe, se tourncnt icy par providence divine de motivement contraire et opposite, ayanl recogneu qu'un navire estant soubs ladite ligne sans aide de quelque bon vent, a eu de la peine de s'en relirer, estant tousiours poussè soubs la- dite ligne par la force de ces deux mers et vent; de mesme aussi l'on a recogneu que lesdits vents se virent à l'entour des horisons , comme de faict en Fan 1613, le iour de S. Marlin, dedans le port de Génes, par une grand fortune de mer dix-huict navires furent pcrdues par un vent Suouest, que nous appellons Lebecho, et neantmoins le mesme iour du coste de la Provenne le vent estoit Norloùest, c'est a dire Maèstro (1). Toutes lesquelles circonstances estans bien entendùes et obser- vées avec les declinaisons de l'aiguille aymantée, desquelles ie parleray cy apres, serviront à mon advis à la perfection de cet art maritime.
Il est tres-veritable que plusieurs declinaison se trouvent en Taignillc aymantée. Car en certains lieux, ainsi qu'ellcs
('; L'annalista Casoni (voi. IV, p. 268) fa di tale sinistro il seguente ricordo: « Nel decimo giorno di novembre . . . scatenatosi furiosamente vento li- beccio, eccitossi orribile tempesta anche nel Porto, che a memoria d'uomini non ve n' era giammai stata altra somigliante. Durò 1' impeto della marèa fino alle ore 18 del dì seguente, e tra\ aglio per tanto spazio il naviglio sortovi, che tre soli legni vi ressero; ed il rimanente, rotte lu sarte e le gomene, qua e là si dispersero Diecisette navi di gabbia, diecinove barche grosse , e otto di S. Remo con molti altri legni minori miserabilmente perirono .... Ma di particolar confusione e sbigottimento riuscì l'ingresso che aprissi nella città il mare, il quale . . . inondò la Piazza del Molo, la Ripa ed altri siti più esposti ».
( 511 ) ont esté observées, elles eroissent el decroissent vers POrienl, et de mesmes vers l'Occident , maintenanl dcclinent vers Nortest, que nous appellons Grec, et maintenant vers Nortoùest que nous appellons Maèstro, formant cn la mer des angles obtus plus ou moins proporlionnemenl, selon la distance de leur course. Car tirant vers le Pole lesdites declinaisons se font plus grandes que celles tirant vers le Su, lesquelles aussi en certains lieux n'ont aucune declinaison. le rapporteray icy quelques observations (pie i'ay faict avec celles du seigneur de Groot flamen cl). A Gennes ils declinenl de 7 degrez et demy vers Grec, el par delà le Cap de Partivan ils declinenl à Maè- stro, tantost plus tanlost moins &K Au Cap de la Fiocca ou Rochende, devers Lisbonne de 10 degrez, eroissent orientales. A Amsterdam de 9 degrez et demy, et selon aucuns de 10 degrez et demy vers Nortest. A Plemot en Angleterre de 13 degrez 24 minutes descroissent orientales; en l' Isle de Neulandia de 16 degrez. A Vaigats, partie australe de la Nou- velle Zemble, de 24 degrez et demy. A Langennes de 25 de- grez ; et a Plsle Guillaume de 33 • degrez eroissent occiden- tales. En Plsle du Corvo des Acores il n'ya aucune decli- naison, estant en iceux l'aiguille droict au midy du Soleil, cornine elle est aussi a Ilelmshude qui est a FOùest de Nort Cap de Finimarchia. Il y en a d'autres semblablement que
C) V. Hugo Gnoniis, Syntagma Arateorum , opus poeticele et astronomicae studiosis utilissimum ; Lurjduni li., 1 600.
'2) Mentre ne' mari dello Spilzberg, all'ovest delle An'ille e in diverse regioni della China , la direzione media della bussola non variò sensibilmente in un secolo, ben diversamente accadde nell' Europa occidentale. Accontentandoci anche soltanto a quello Ira i vai ii esempi qui r< cati dallo Scotto, che riguarda la nostra città, di stimiamo della splendida cpera del prof. Boccardo (pag. i4'i) che la declinazione dell'ago magnetico in Genova era :
Nel 1651 5°, 58' NE.
Nei 1816 ai 3 novembre . . 20°, 47' NO.
Nel 1846 in luglio .... 17°, 36', ì" NO.
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i'ay lous rémarquez par noiubres en mondit Giube au lieu où elles onl esté observez; et ne sert de rien le compte que faict le Sieur de Castellane d'y adiouster ou distraire, corame il faict aiiilict lieu de Helmeslmde d'un vent et demy, qui sont dix-sept degrez environ, disant que c'est pourh declinaison que donnent les flamens a leur compas maritirne, qui toutesfois n'est point corame il suppose , d'autant que si telle distraclion se devoit f lire, les observateurs n'auroient pas dict que !à il n'y a poinl de declinaison, ce quii leur esloit fort aisé a recognoistre , autrement ils auroient rapporté faux de dire qu"il n'y en a point. Mais ce que le Sieur de Castelfranc (1) en suppose ainsi, n'est que pour l'aire revenir la chose à son calcul, corame il a fait en plusieurs aulres lieux. Ces mesraes declinaisons se font pareil- lement aux degrez devers le Pole Antarctique, corame il est recogneu, parce que au Cap S. Angustili du Bresil ils decli- nent de 3 degrez et 10 minutes, a l'Isle Saincte Helene de 5 degrez et 37 minutes , et en Plsle de Tristan de Cunha de 17 degrez, corame aussi au Cap des aiguilles riunt au- cune declinaison, respondant de mesme cornine i'ay dict à Hel- meshude qui est son poinct opposile, sans toutesfois me laisser persuader qifil y ait un Poli* fìxe de la calamite, ny moins aussi que lesdiles declinaisons soient irregulieres, corame esti-
(}) Guglielmo Nautonnier, signore di Castelfranco nell'Alta Linguadoca, pub- blicò nel 1 Gì 0 la Mécométrie de l'aimant, in cui propone e dichiara un suo particolare sistema circa il modo di determinare le longitudini. Quest' opera fu però combattuta assai vigorosamente 1' anno appresso dal Dunot de Bar-li - Due, in uno scritto intitolato: Confutation de l'inveution des longitudes par la Mécométrie de l'aimant. Il Montitela (Hist. ecc., IV. 540) , accordandosi molto bene collo Scotto ne' suoi giudizi intorno a questo particolare, rileva a proposito del Castelfranco, che « c'est une chose singulière que ile voir com- ment il fait venir à ses fins les observations qui leur sont les plus contraires ».
Già dissi altrove (nota 2, pag. 295) come seguace del Nautonnier sia stato il nostro Giambattista Mandillo.
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ment quelques-uns. Gar ayant tire celles que i'ay rapporlé cy dessus des propres observations, ie dis et soustiens qu'elles sont tres-regulieres, parce qu' il est croyable que Iesdits degrez observez au Cap de la Rocca procedent d'un principe qui a sa fin, puisque successivement ils augmentent proportionnément, tirant vers le Pole, cornine aussi proportionnément, ils decrois- sent tirant vers l'Equinoctial; et lesquels dix degrez ayant aussi devers l'Orient et l'Oocident leurs terminaisons par nombres de- gradans, s'ensuivroit qu'en longitudes et latitudes ils auroient certains ordres et certaine quantité proportionnée, qui se peut cognoistre suivant les triangles proportionnez du premier d'Euclide, qui est la preuve de la dite regularité ; la quelle bien entendue, et rapportée de poinct en poi net aux sus- dites observations, sera, à mon iugement, la solution de l'un des quatre moyens que ie propose pour lesdites longitudes, quand par instrument ie donneray regie formelle ausdites regu- laritez.
I' ay par icelle corrige et amendé les cartes maritimes mediterranées , en ce que leurs anciens autheurs figurants les vent et rhombes en icelle, faisoient passer la ligne du Ponant et Levant du Cap de Finisterae par l'Isle de Sardaigne à Alexan- drette de Surie, au lieu qu'elle devoit terminer et passer a Costantinople, declinant par ce moyen des six degrez vers Su-est, ne prenans garde qu'il faut qu'elle termine en pareils degrez de latitude qu'est ledit Cap de Finisterae, parce qu'il faut que tous lieux qui sont soubs la ligne qui passe d'Orient en Occident soyent en pareils degrez de latitude. Ce qui n'est point par lesdites cartes , d' autant que ladite Isle de Sardaigne est à quarante degrez, et ladite Alexandrette à 37 et demy, u'estant point semblable à la latitude de Finisterae, qui est à 43 degrez et demy, et qui est semblable a la latitude de Constantinople là où doit passer ladicte ligne du Levant au
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Ponar.t, comme i'ay dict cy dessus. Cest errenr se cognoist fort aisèment, comme i'ay experimenté en ladite mer par deux vaisseaux navigeans à la veuè l'uri de l'autre, Firn tirant à l'Est et l'autre a l'Oùest; lesquels, au lieu de se rencontrer, se trouvoient aucunement distants l'un de l'autre, tracans en ce chemin une figure à lozenge, composée de deux angles obtus. Cest ce que le seigneur dom Charles Doria Due de Tursi (i) me fit autresfois entendre, que navigeant luy-mesme en Levant avec ses galeres, et faisant sa course par le vent Est pour aller vers l'Isle de Cypre, ainsi que sa Carte luy mon- stroit, il se trouva fort à main gauche et dessoubs ladite Isle à la veuè de Caramanie, et retournant en arriere par le vent Oùest, il rencontra un Isle a main droicte, la quelle en al- lant il avoit aussi laissé en la mesme main; de quoy il s'estoit grandement estonné, estimant que cela procedoit des courantes, comme croyent plusieurs. le l'asseuray que non, mais plu- stost de sa Carte maritime qui n'estoit iuste, et des diverses declinaisons de son aiguille , parce que les prémiers autheurs d'icelles ayant pensé corriger l'un par l'autre ausdites cartes, ne Font peu faire, n'ayant pour lors l'entiere cognoissance des- dites declinaisons, et en ce faisant ont confondu lesdites cartes, comme les mariniers du Ponant recognoissent tresbien, au lieu que les flamans pensant faire mieux , les ont corrigées par leurs compas maritimes de trois quarts de rhombes vers Nort- Est, qui sont huict degrez 26 et \h. Les anglois le font d'un rhombe entier, qui est de 11 degrez un quart. Les frangois et espagnols de demy rhombe, qui est 5 degrez 37 et 30 , en quoy les uns et les autres ont faict de grandes erreurs, ne cognoissant pour lors, comme i'ay dict, ce qu'on cognoist'
(') Carlo, figlio del Principe Giovanni Andrea I, Ammiraglio di Spagna, creato Duca di Tursi da re Filippo III nel 1609 , mori in Genova il 9 gen- naio I650.
( 315) auiourd'huy dcsdites declinaisons, lesquelles on corrigeroit à mon advis, corrigeant leur compas en tous lieux maritimes, et à toutes heures du iour, rendant iournellement la lleur de lys pareille à la ligne solaire du Midy. Ce qui sera fort aisé à faire, comme ie monstreray par la troisiesme proposition , sans s' arrester au dire de plnsieurs caioleurs, qui parlant desdites declinaisons sans experience quelconque, les tournent et virent à leur fantasie, mesmes sans approuver l'usage des- dits mariniers ponantins en ce faict;, qui est un certain advan- tage qu'ils donnent à bouleuevè ausdites declinaisons en leur compas; le quel advantage par la distance de leurs courses, ils calculent par certaìne partie de rhombe, estimant par ce moyen de corriger leurdite aiguille ou compas, sans s'apper- cevoir que par la diversité desdites declinaisons, cela ne' se peut faire sans toinber en de grands erreurs et inconveniens. Car leur regie suppose tousiours una quantité égale, ce qui n'est point , et le plus seur est de corriger la dite aiguille tous les iours, comme i'ay dit en continuant le voyage, au moyen de quoy on rendra la course que Fon fera pareille au midy du Soleil, et iceluy à la ligne du midy figurée en mondit Globe, comme aussi tous les deux pareils à ladile aiguille, respondant par ce moyen Tun à l'autre par regles certaines, et non pas par coniectures et faux calculs. Telles corrections donneront la vie aux plus grands perils , a leurs operateurs , qui pourront ioindre Royaume à Royaume, et acquerir un tre- sor infiny en leurs promptes et seures navigations.
Au surplus, ie diray quelque chose de la nature de Tay- mant en Tusage de ladite navigation. C'est la veritè que par Tattouchement qu'il faict au fer, il lny communi que sa force et vertu. Or i'ay recogneu qu'il a centre et circonference mo- bile, proportionnée'à tous les vents qui sont à Fentour de l'horison, d'où vient que plusieurs ne cognoissant point ceste
( 310 ) proprieté, ils no scavent dòner à l'aiguille son propre attou- chement du Nort et du Sud, qui est ce qui donne la diffe- rence desdiles aiguilles touchèes par diverses mains. Plusieurs croyent que cela procede de la force de l'aymant, parce qu'il s1 en trouve de plus de force et vertu l'un que T'aulre; en quoy ils se trompent, car cela ne vient que des divers at- touchemeus. Et se peut faire que de deux aiguilles touchèes ciudi t aymant en divers endroits d'iceluy, l'une s'arresterà en sa declinaison naturale, et l'autre s'arresterà sur le vray midy du Soleil, a cause seulement de la diversité dudit altouche- ment, par une particuliere vertu qui est en la pierre en tous les lieux de sa circonference. (Test ce que ceux qui font les- dits compas et aiguilles devroient fort bien cognoistre, mesme sero'it a propos pour le profit de ladite navigation d'y donner quelque reglemtnt. Quelques-uhs aussi ont mis en avant que l'aiguille aymantée orisontale dont on se sert ordinairement, se hausse vers le Septentrion à mesure qu'on s'approche du Pole, et qu'au contraire tirant vers le Midy elle s'abaisse; mais cela n'est point Constant ; et de dire qu'il se peut faire par une aiguille zenithale, ce n'est rien. Car ceste apparence est con- trainte par les deux pivots qui la soustiennent, et luy empe- schent son entiere liberté et mobilité naturelle; en quoy fai- sant elle ne peut de rien servir à la navigation, d'autant qu'il n'y a proportion quelconque de son élevation à l'élevation du lieu propose, outre quelques autres imperfections que i'obmets pour briesvété. 11 y en a d'autres qui dient que ledit compas marilime, ou aiguille aymantée, perd sa function et vertu des- soubs le Pole : en quoy la pratique de ses declinaisons nalu- relles monstrent le contraire, lesquelles approchant dudit Pole sont plus grandes qu'ailleurs, comme tout de mesme la plus grande sera celle qui se fera soubs ledit Pole avec les mesmes effects de croistre et decroislre, comelle faict en tous les au-
( 317 ) tres lieux. Car de dire qu'elle perd en ce lieu là ce qirelle ne perd point de sa naturelle declinaison aux autres lieux, il n'y a point d'apparence : d'autant que iusques à la hauleur de 80 degrez l'onn'a pas recogneu aucun changement. le dirois.plu- stost que soubs le dit Pole ladite aiguille par sa mobilile ori- sontale suivroit le cours du Soleil avec ses declinaisons, tant aux six mois de iour comme aux six mois de nuict. Car elle feroit en ce lieu là ce quelle faict aux autres lieux y estant transportée, par une participation qu'elle auroit comme pre- sente à tous les lieux de la terre; et ce par ladite revolution orisontale qu'elle feroit de 24 en 24 heures, en la quelle de trois en trois heures elle se ioindroit à la ligne solaire sur un mesme aspect, croissant et decroissant en cesdites declinai- sons, or à gauche or à droict, tout ainsi qu'elles ont estè ob- servées et recogneués en plusieurs lieux. Ceste verité estant certaine, il y aura à mon iugement dequoy philosopher par ceux qui sont de la profession, ausquels ie me remets.
Finalement ie diray que tout ainsi que la nature opere tous- iours en ce qui est de plus parfaict, encor que les declinaisons de ladite aiguille soient incogneuès, elles peuvent eslre d'un tres- parfaict usage en la navigation, tei qu'il semble vouloir monslrer la vraye cognoissance de faire une recherche de tout ce Globe terrestre et maritime, donnant à tous lieux le vray poinct de leurs scituations, comme ie feray recognoistre quand ie decla- reray les raisons de sa regularité, cognoissant aussi par mesme moyen l'usage et pratiqtie desdites longitudes. Bref, cet ay- mant n'est autre chose. à mon advis, que l'esprit de l'element terrestre, comme venant de son propre centre : et quoy qu'il soit transporté en plusieurs lieux, il se tourne et vire tous- iours par sa mobilité proportionnément vers ses parties ori- ginaires qui luy sont propres et naturelles. Toutes lesquelles coguoissances suffisaminent enlendués, rendronl toutes naviga-
( 318) tions aisées et certaines, et donneront moyen de descouvrir toul ce qui est en ce monde incogneu, le quel est autant grand et plus que tout celuy qui a estè descouvert. Il sera aisé à de- scouvrir, aisé à conquerir, aisé à conserver, par la navigation que ie declareray cy-apres, à l'hòneur de Dieu, a l'accroissement de la Chrestienlé, et au profit particulier de tous Royaumes, Estats et Empires.
DISCOURS D'UNE NAVIGATION
POUR PASSER, AVEC LA COGNOISSANCE DES LONGI- TUDES, PAR LE SEPTENTRION d'c-CCIDENT EN ORIENT, ET ALLER AU IAPON , A LA CHYNE , ET AUX MOLU- coues d'une SEULE COURSE OJJI NE CONTIENT QUE Q^UATRE CENT CINqUANTE LIEUES DE MER INCOGNEUE, ABREGEANT PAR CE MOYEN LA NAVIGATION ORDINAIRE DE TROIS MILLE LIEUES ET PLUS , SURMONTANT AUSSI LES DIFFICULTEZ Caj'EURENT LES HOLLANDOIS ET ZEL- LANDOIS ÉS ANNÉES 1594, 1 595 ET 1596 , COSTOYANT LA TERRE EN LA RECHERCHE DE CE PASSAGE.
Chacun scail les raisons pour lesquelles la navigation est necessaire aux grands Estats, et combien elle est plus com- mode a ceux qui sont fournis de beaux ports et havres, prin- cipalement sur l'Ocean. Mais par ce que le perii ordinaire és grands voyages fait apprehender ceux qui autrement s'y porteroient plus volontiers, si elle estoit reduicte en un art en- richy de regles plus belles et plus certaines (lucile n'est (car
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iusques icy on y va plustost a bouleuevé et à peu pres , que par la vraye science), i'ay donne quelques années de mon temps à la culture de cet art, qui est veritablement imparfaict et incertain sans la cognoissance des longitudes, desquelles en fin Dieu a beny mon labeur, que ie desire donner au pu- blic, mettre et faire mettre en pratique par l'entreprise de ceste navigation.
Et parce que ie veux monstrer qu'il y a moyen de passer de l'Occident en l'Orient par la voye du Septentrion, comme i'ay dict, sans estre empesché par les diffìcultez que les hol- landois et zellandois y trouverent en costoyant la terre, ie les representeray, pour quant et quant donner moyen de les óviter.
En leur premier voyage, qui fut en l'année 4594 au mois de Juin , ils avoient 4 navires (*>, deux desquels tirant leur brìsée par le Nort-Est descouvrirent l'Isle d'Aurenge, qui est au Nort de la Nouvelle Zemble en la hauteur de 7$ degrez. Les autres deux prenant leur deroute vers le destroit de Vaigats, qui est du coste du Sud de ladite Zemble, en la hau- teur de 69 degrez, descouvrirent en iceluy l'Isle des Estats, ainsi nommée par eux, où Estans. Les deux autres navires vin- rent aussi les y trouver, et leur rapporterent qu'ils avóient monte iusqu'au 77 degré de hauteur, que là ils croyoient avoir esté fort proche du Promontoire Tabin <2\ et recogneu que plus ils approchoient du Pole, le froid et la gelée leur donnoit moins' d'empeschement, d'antant que l'un et l'autre venoit du coste de terre ferme, qu'ils veirent aussi que du coste de TOuest
(') Cioè: Il Cigno, armato dalla città di Amsterdam, il Mercurio fornito della Zelanda ed il Messaggiere allestito dallo Enckhuysen, oltre un quarto legno, ossia giochetto da pescatore, che Barentz menò seco (V. Barow e Pakry, Storia cronologica dei viaggi al polo artico; voi. I, p. 194)
C) Questo promontorio , nominato da Plinio (Hist. Nat., lib. vi, cap. xx), vedesi nelle Carte di Mercatore e d'Ortelio segnato verso la posizione dell' at- tuale Capo Herri.
( 321 ) de ladite Zemble il y avoit un lieu là où en certains temps de l'année les russiens vont pescher ; aaquel lieu ils donne- rent le noni de Port de farine, à cause de six sacs de farine qu'ils Irouverent dans quelques cabanes. Puis se trouvant advancez en la saison, cornine estans en la fin du mois d'Aoust, s'en relournerent en Hollande.
Au second voyage , qui fut en l'année 1595 au mois de Juillet, ils prinrent aussi leur deroute avec sept navires vers ladite nouvelle Zemble, tirant vers ledit destroit de Vaigats, où ils trouverent des russiens et samuites , l'un desquels les asseura qu'ils trouveroient du coste du Nort, environ quatre journées loin de là, une grand mer, qu'ils croyent estre la mer qui passe en Tartarie. Un autre aussi leur dit que par le fleuve Oby on passoit en ladite Tartarie, qui est une naviga- tion fort commune aux russiens en certains temps de l'année avec leurs logdics (1), qui sont petites barques faictes de cordes, avec lesquelles ils traficquent en ceste mer. Surquoy l'opinion desdits hollandois estoit que par dessoubs le Pole il y auroit moins de difficulté, si ceste navigation estoit une fois recogneuè comme celle de la Mer Bianche, en la quelle plu- sieurs se sont portez sans perii apres qu'elle a esté recogneuè. Et se voyant sur la fin du mois de Septembre, s'en retour- nerent en leur maison.
Au troisiesme voyage, qui fut en l'année 4596, ils partirent au mois de Iuin avec deux navires (2), tirant vers le Nort, et descouvrirent l'Isle des Ours en la hauteur de 74 degrez, et
C) Cioè veramente: Log dits (V. Jal, Gloss. NauL).
(*) Dopo il viaggio del 1S9o, gli Stati Generali d'Olanda, che aveano per ciò incontrate gravissime spese, mandarono fuori un bando colla promessa di una ricompensa a colui che avesse scoperto il ricercato passaggio. A tale ef- fetto pertanto i negozianti d'Amsterdam allestirono due vascelli, dell'uno dei quali ebbe il comando Cornelio Ryp , e dell'altro fu pilota maggiore Guglielmo Barentz.
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Plsle de Neularulia en la hauteur de 80 degrez, qu'ils appel- lerent ainsi; ils veirent en icelles de Therbe verte et des ani- mali* qui y paisloient. En ladite Isle de Neulandia leur compas declinoit de -16 degrez, ce qui leur donna grande difficulté en leur deroute, laquelle les mariniers observent exactement, a fin de prendre le mesme chemin en cas de retour. Et parce qu'en ceste mer les declinaisons grandes et petites sont fort fre- quentes, il est fort difficile d'observer sadite deroute, sans la quelle ils perdent toute cognoissance. Cela leur feist changer de resolution, aymant mieux costoyer le bord de la mer glacé, que de se perdre en une mer incogneuè. C'est pourquoy ils descendirent en ladite Isle des Ours, auquel lieu les deux pa- trons estant en different pour leur navigation, l'un voulut naviger vers le Nort-est(I) et l'autre vers l'Est (2). Et apres quel- ques course, celui qui avoit navigò vers Nort-est s'en re- tourna en Hollande sans rien faire; et l'autre monta iusques au 7& degré devers le Nort de ladite Nouvelle Zemble, et penetrant plus avant dans un grand froid parmy grande quantité de glacons entre deux terres proche du Promontoire Tabin, ainsi qu'il a esté rapportò par ceux du premier voyage, de- meurera eschoue dans lesdicts glagons depuis le dernier d'Aoust 1596 iusques au commencement de Iuilliet 1597. En fin ayant perdu toute esperance de retirer leur navire desdits glacons, Tabandonnerent là, et s'en retournerent avec grande peine et perii dedans leur barque et esquif en Hollande, tousioiirs co- stayant la terre dans le milieu des glacons, qui emplissoient tout le rivage de la mer, encor que ce fust en plein Esté (3).
(') Così fece il Ryp, stimando che troverebbe un passaggio all'est della terra situata sotto 1' 80.° grado.
(5) E così adoperò il B^rentz, dirigendosi verso lo Stretto di Waigatz.
(s) Ma il Barentz morì (20 giugno 1597) vittima dello stesso suo zelo; ed alcuni de' suoi compagni ugualmente perirono avanti di restituirsi alla patria.
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Ils nous ont appris qu'en ladite Zemble il n'y avoit arbres, bois, ne verdure quelconque en toute l'année à cause desdites glaces et froids ordinaires. Mais pour cela ne faut inferer qu'il en soit ainsi par tout en ces lieux là, veu qu'aux hautes montagnes et en lous climals il y a aussi de la neige en toute l'année qui y deineure par la nature des lieux, non point par la disposition de Fair en general.
le diray cy apres la faule qu'ils ont faicte en leursdites naviga- tions. Premierement ils se soni mescontez de dix-sept iours en leur datte, parce que au 4 de Novembre ils perdirer.t le Soieil de veué, qui est la vraye supputation astronomique, comme l'on peut voir par mesdites tables; ils devoient aussi par la mesme supputation et par Iesdites tables le revoir le iO Fevrier, et non point le 24 lanvier. Surquoy ne sert rien de dire que c"estoit la semblance du Soieil, puis qu'environ deux iours apres ils veirent son corps entier (1). Aussi ont-il erre en l'observation des decli- naisons de leur compas maritime, ainsi qu'eux-mesmes ont confesse. Tout de mesmes en la supputation de leurs lati- tudes, qui seront recogneuès par ceux qui entendent ceste pra- tique. Ils ont encor erre en la rencontre des glaces, costoyant la terre en leur course : car c'est chose claire et cerlaine que la giace est tousiours plus grande, plus forte, et plus fre- quente proche la terre que non pas en pleine mer, d'autant que les eauès du rivage de la mer sont tousjours basses, et les fleuves et ruisseaux des eaux douces qui y coulent et de- scendent abondamment sont plus subiectes a se giacer. Or plus la mer est esloignée de la terre, plus elìe est profonde, et par consequent son eauè plus chaude au fonds, car le con-
(1) Come lo Scotto afferma , così appunto la pensano la maggior parte de' fi- sici ed astronomi. Oltrecchè , abbiamo dal De Veer che allorquando i compa- gni di Barcntz calcolavano essere giunti al 22 di gennaio, questi li assicurava che il sole sarebbe comparso appena sul!' orizzonte fra due settimane.
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traire pousse son contraire, comme on voit par experience és caves qui sont chaudes en hyver et froides en Esté (1). Davan- tage, ces eaux douces subiectes entiereraent aux glaces, gla- cent aussi le bord de la mer qui est bas entrant en iceluy, et rendent par ce moyen Fair si froid, qu'ils ont estimé le tout estre inhabitable. De croire qu'il en soit ainsi il n'y a au- cune apparence, puis que la plus saine et plus commune opi- nion est, qu'il n'y a pas un si grand froid en pleine mer, ny pareille quantité de glacons qui se puissent conglutiner en- semble pour empescher le passage : ioinct que la grande agi- tation et mouvement que Fon veoit tousiours en pleine mer , faict aisément coniecturer qu'elle ne se peut congeler. Outre ce on peut croire que la nature du lieu auquel ils se trouve- rent si bien embarassez, est ainsi disposée à recevoir les gla- cons qui y descendent de tous costez, portez par les vent comme dans un grand sac, ou resacca ("2), comme dient les ma- riniers. Fay pareillement remarqué en leur mesme retour, que quand ils avoient le ven1; d'Est, Suest, ou Sud, les glacons
(') L' enunciazione di questa teoria me ne richiama un' altra che vi ha qual- che attinenza; ed ò quella del celebre matematico Geminiano Montanari, il quale , sulla fede di Marc' Antonio Sauli, opinò che le tempeste di mare non giungano mai a sconvolgerne il fondo. « Mi ricordo, egli scrive, . . . avermi raccontato il già Ecccllent. Signor Marc' Antonio Sauli, Senatore Genovese di non ordinaria letteratura e di ammirabile intelligenza in tutte le cose , che nell' occasione della fabbrica maravigliosa del nuovo Molo di quella città, fu- rono fatte (non mi sovviene il metodo) industriose sperienze per riconoscere fino a quanta profondità penetrasse l' agitazione del mare ; ed aversi trovato che al di sotto più di venti o pure venticinque piedi, se non erro, per tem- pesta che fosse , non si muovevano le acque in guisa di poter far impeto al- cuno sensibile nei corpi che immersi vi fossero » (V. Pensieri sul Mare Adria- tico , nella Raccolta d' Opuscoli idraulici , p. 489).
(2) Vocabolo marinaresco italiano, francese ed anche del dialetto genovese, per indicare il ritorno delle onde o de' fiotti del mare, che si spiegano im- petuosamente sovra una spiaggia o costa, e vi si rompono, ed alternativamente si ritirano (Stratico, Vocab. di Marina; I, 494).
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poussez par les vent se retiroìent aucunement de la terre; en quoy faisant ils passoient plus aisément. Mais au contraire quand les vent estoient d'Oùest, Nort-oiiest, ou Nort, ils estoient poussez vers la terre en si grande quantité , quii leur estoit impossible de s'en retirer tant que lesdits vents souf- floient. Cesi ce qui me faict inferer, suivant leur confession, que le Promontoire Tabin n'est pas loin de ladite Nouvelle Zemble, et qu'à cause de ceste resacca, ou fondriere perpetuelle de glacons^ qui y sont agitez et poussez, tantost d'un coste, tantost d'un autre, il est impossible de passer par là, mais en d'autres lieux on les veoit disperser par la mer Qà et là, sans donner incommodité, cornine ceux qu'on trouve en voya- geant aux terres neufves, et ceux que trouverent lesdits hol- landois en la navigation de Neulandia, qui ne leur empescherent aucunement leur voyage.
Ln autre erreur fut à cause des vents, qui ne sont iamais si ègaux proche de la terre comme en pleine mer : car sor- tant de chasque Phomontoire quelque vent particulier, Tun sera favorable, Tautre contraire. Outre que le voyage se rend tousiours plus long par l'obliquité des courses et empesche- ment des glaces. Qui est tout ce que i'ay remarqué estre ar- rivò ausdits hollandois et zellandois en leursdits voyages, les- quels i'ay figurez dedans mon susdit Globe, afin qu'on les puisse recognoistre.
Il sera aisé à mon iugement de surmonter ces diffìcultez par la navigation dont ie parleray cy apres ; laquelle se fera en pleine Mer, en laquelle tous les vents seront favorables. La course se fera par le droict chemin, et par ce moyen sera plus courte; et quand ie diray sans empeschement des glaces et du froid, qui causerent le retour ausdits hollandois, ie croiray dire vray. Car en faisant ladite navigation vers le Pole en bonne saison, loin de la terre tant que l'on pourra, on eviterà les
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glacos et la rigueur de l'air qui est ordinaire en ce quartier là au bord de la terre. L'opinion du vulgaire est que plus on approche du Pole, plus on doibt sentir l'aspreté et la rigueur du froid : ie soustiens et preuve le contraire, par trois raisons.
La premiere, par l'experience que l'on a, que les chaleurs lesquelles Ptolomée et Strabon vouloient estre extresmes soubs TEquinoctial , croyant ce pays inhabilable , à cause que le Soleil y passe perpendiculairement deux fois Pannée, se trouvent neantmoins fort moderées. Que si la raison desdits autheurs pour faire croire une chaleur intollerable soubs TEquinoctial, a esté trouvée nulle par experience, il y a aussi grande ap- parence qu'elle doibt manquer dessoubs le Pole, où Fon sMma- gine un froid en pareil degré comme ceux-là s'imaginoient le chaud soubs l'Equinoctial, parce qu'ils conviennent en- semble en quanti té proportionnée de deux extresmes.
La seconde, qu'entre nous et ceux qui babitent soubs l'E- quinoctial , on trouve de pays quasi inhabitables à cause des grandes chaleurs, comme l'Ethiopie qui est soubs le Tropique du Cancer, bien que tous ne le soient en general : ainsi entre nous et ceux qui habitent soubs le Pole Arctique, il y a des pays que Ton peut dire inhabitables à cause du grand froid ; mais à la maniere que nous voyons les nostres, ésquels nous avons des montagnes froides et aspres, inhabitables en quelque facon, et neantmoins habitées. De mesmes en peut-il estre de là, bien qu'ils soient peut estre plus fioids, mais par artefice ils scavent se garantir de ces inconveniens fascheux et nuisi- bles, que nous iugeons sans remede pour en estre trop esloi- gnez ; de maniere qu'on peut dire que ces deux extresmes de froid et de chaud sont entre deux temperamens, mais non pas pour cela inhabitables absolument. L'air est tempere sous FE- quinoctial, la verdure des champs perpetuelle, comme il a esté remarqué par les voyageurs, et partant le mesme se doibt
( 327 ) trouver soubs lesdits Poles, puis qu'ils conviennent ensemble, comme i'ay dict cy dessus ; sans toutesfois absolument dire qu'ils sont inhabilables pour les grands froids, ausquels les habitans sont tellement accoustumez, qu'ils vivant plus longue- ment que nous autres, pour ce que l'air de leur pays est purgé des mauvaises vapeurs et exhalaisons, eux exempts de maladies contagieuses, et loin de toute agitation des spheres celestes, selon l'opinion de plusieurs, comme ie monstreray cy apres.
La troisiesme et derniere, si ceux qui habitent soubs l'E- quinoctial ont tousiours le Soleil à 23 degrez et demy de leur Zenith , tout de mesmes ceux qui habitent soubs les jdeux Poles, ont le Soleil en mesme hauteur de 23 degrez et demy sur leur horison: que si ceux-là ont continuellement les iours égaux aux nuiets, ceux-cy par mesme moyen ont six mois de jour et six mois de nuict, qui ne faict difference aucune, car ce que l'on perd en hauteur est recompensé en largeur, qui suffit à la production de toutes especes; outre que les nuiets dessoubs lesdits Poles ne sont si obscures que les nostres, d'autant que le Soleil ne s'esloigne de gueres de leur horison, et leur rend autant de clarté durant leur nuict comme à nous l'aube du iour. Davantage ils ont a chasque mois quinze jours naturels et entiers de Lune sur leurdit horison.
Et pour prouver d'abondant que soubs nostre Pole Arctique doibt eslre un air tempere, suffìsant et propre à produire toutes sorles de fruiets, capable d'estre habité, et que de là on peut aller en toutes mers, et trouver le passage que les anglois , hollandois , et zellandois ont tant cherché et cher- chent encor tous les iours : ie diray premierement ce qu'il m'en semble , puis ie rapporteray l'opinion de plusieurs au- theurs, avec ce qui m'a esté certifié sur ce subiect.
Premierement, ie soustiens que l'air y est fort propre pour la production des fruiets et de toutes especes. Les seuls effeets na-
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turels nous le monstrent, parce que le Soleil qui chemine parmy le Zodiaque de son propre mouvment d'Occident en Orient, faict que nous recognoissons divers effects et accidents. Laissant à part ceux qui en dependent par la scituation des lieux, comme orientaux, meridionaux et occidentaipx, parce qu'ils ne sont à nostre propos, ie parleray seulement de ceux qui depen- dent immediatement du propre regard du Soleil; qui sont quand il cliemine du poinct du Belier à celuy des Balances, qui est la distance du Prinlemps à l'Automne : et venant a celuy de l'Escrevisse qu'il rencontre a son demy cherain, là où il vient à sa plus grande hauteur, parties plus esloignées de la terre, luy estant en la partie superieure de son Excentric, et la plus esloignèe desdicts poincts du Belier et des Balances, qui est de 23 degrez et demy du coste de nostre Pole, là où à Gennes il donne les plus grands iours et les plus courtes nuicls de toute l'année, qui sont de quinze heures et un tiers, et de huict heures et deux tiers ou environ, le quel poinct de l'Escrevisse se hausse par-dessus nostre horison de Gennes de 69 degrez et un sixiesme, qui est la hauteur du Soleil à midy, à laquelle il monte au plus grand iour d'Esté. Que si les rayons que le Soleil donne à plomb ont plus de force que les autres, delà s'ensuivroit que lors qu"il part de l'Escrevisse pour entrer en celuy du Lyon, qui est un signe entier plus esloigné, et encor en celuy de la Vierge qui l'est davantage, s'abaissant iusques à 62 degrez, en s'esloignant de plus en plus de nostre poinct vertical , ses rayons seront moins chauds et moins ardans , uà contraire ils sont plus chauds , comme l'on veoit par experience. Et cela me faict croire et dire que la chaleur procede de son regard declinant vers la terre, non point de Téloignement ou proximité de son corps ny de son regard a plomb. Ceux qui en veulent donner la cause à la force de quelques estoilles, parce que lors le So-
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leil entre au signe du Lyon, puis apres se conininct aver, le grand et petit Chien, me confirment davantage mon opinion. Car si cela estoit, ceux qui habitent sonbs l'Equinoctial brus- leroient entierement de chaleur, d'autant que lors ils auroient lesdites estoilles a plomb avec le Soleil : neanlmoins on co- gnoist le contraire par experience, à cause que leurs mois de Iuillet et d'Aoust esquels se font les conionctions desdites estoil- les, sont et font partie de leur Hyver. Autant en peut-on dire de la partie opposite, quand le Soleil est en Capricorne, et passe au signe d'Aquarius et des Poissons, et bien que plus proclie de la terre, neantmoins il nous donne lors plus grand froid que quand il monte au signe du Capricorne, cela procede du mesme subject de ses rayons, et non de la proximité de son corps.
D'autres veulent dire qu'il procede de la longueur du chaud durant l'Esté. S'il estoit ainsi, s'ensuivroìt que le Soleil qui de- meure six mois entiers dessoubs le Pole, y lairroit l'air tem- pere pour quelque temps apres en estre party, d'où on pour- roil inferer que le froid n'y est pas tei qu'on s'imagine, raison qu'il faict a nostre propos.
Mais pourquoy ne dirons-nous pas que la partie superieure du Soleil s'abaissant vers la terre, cause tels effects etaccidents: de l'appliquation desquels à tous climats terrestres, et comme ils se pourront recognoistre, sera parie cy apres, qui sera à mon advis la preuve de mon argument, parce que i'ay cy dessus monstre, que quand le Soleil part du signe du Belier pour venir en celuy des Balances, qui est d'un Equinoxe à Fautre, il nous donne la chaleur plus grande en descendant qu'en montant, comme de TEscrevisse aux Balances. C'est pourquoy quand il descend, il abaisse sa partie superieure vers la terre, et en ce faisant la rechauffe par une vertu par- ticuliere, specialement celle de nostre Pole Arclique, propor- tionnémment a toni le reste de la terre. On peut dire tout de
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mesmes quand il descend du Capricorne au Belier, partie op- posite, quft le froid est plus grand en Ianvier et Fevrier, que non pas en Novembre et Decembre, parce que le Soleil alors abaissant sa partie superieure vers le Pole Àntarctique la re- chautì'e, et prive d'icelle par ce moyen le Pole Arctique qu'ainsi il refroidit: ce sont deux contraires qui s' entresuivent et ne se peuvent rencontrer. On recognoist aisément cecy par les heures du iour, qui sont plus chaudes apres midy qu'avant midy, comme aussi par les fruicts de la terre qui sont exposez à TOccident, lesquels meurissent plus promptetnent que non pas ceux qui sont exposez à l'Orient, et sont encores meilleurs et plus savoureux que ceux qui sont exposez au Midy. Donc- ques quand le Soleil abaisse sa partie superieure, ses ra- yons en eschauffent davantage la terre, c"est à dire celle où ses rayons se peuvent unir, non point aux hautes montagnes, esquelles ils sont desunis et rarifiez, à cause de l'air qui y est grossier et plein de nuages. le diray cy apres comme Fon les doibt entendre. 11 est certain que le Soleil donne à toute la terre lors de sa venuè toutes sortes de fruicts et herbes, et les rend meurs à son depart, comme l'on remarque és quatre saisons de l'année ; quoyqu'il y ait des montagnes cou- vertes perpetuellement de neiges , neantmoins penetrant pai- sà force au travers d'icelle, faict croistre et perfectionner les herbes et fruicts, operant , comme il faict, par sa vertu en tous lieux, et par une certaine mesure proportionnée a son cours, il proporlionne aussi ses rayons à tout ce Globe ter- restre: en sorte que comme rien n'y manque, il n'y a aussi rien de superflu. Et si cela est general és parties que nous cognoissons, aussi sera-il és incogneuées de Fun et l'aulre Pole. Habitation si favorisée du Ciel, que Fon peut dire avec veri té qu'il y a là un perpetue] iour, puis que lors qu'à cer- tain temps le Soleil se retire de leur horison, à l'instant la
( òó) ) Lune y paroist. Si cela n'étoit general, i'oserois dire que les rayons de ces deux flambeaux celestes seroient en quelque part inutiles, ou ceste machine circulaire imparfaicte, ce que non. Secondement, que l'air y est tempere, et que ceste partie Polaire est habitée. Pline dict que dessoubs le Pole y a une region pleine d'abondanre, qui a un air tempere, et un calme fort grand, parcequ'elle n'est iamais agitée des vents, que les habi- tans d'icelle s'entretiennenf. en bornie intelligence ensemble, sans noise et sans debat. Solin en dit de mesme, et les appello tres-heureux. Pomponius Mela dit que les peuples hiperborei, qui ont les iours et les nniets de six mois continuels. sont en un pays beaucoup tempere, fertile de soy-mesme, qu'ils sont tres-iustes, vivent longuement et plus heureusement qu'au- cuns autres. Iean Saxe de Dania, et Albert Crance allemand en dient autant.. Il y est croyable qu'eux estans de pays voi- sins, ayent receu cecy par tradition qu'ils ont de pere en fils, la quelle peut estre veritable. Pline, citant Cornelius Nepos, rap- porte que le Roy de Sueve envoya à Quintus Celer proconsul de la France certains inrliens qui avoient esté transportez en ce lieu là par une tempeste de mer, estimant qu'ils estoient orientaux, cornine tartares, iapponois , ou chyrlois, lesquels deslors comme encor à present, regnoient sur la mer et sur la terre, et qui entretiennent, comme Ton dict, grande quantité de vaisseaux pour leur trafic. I'adjousteray ce que le Pere à Costa iesuite dict d'un certain Pierre Mellendcs porlugais, qui a recogneu en la Mer du Nort des Indes Occidentales certaines pieces de navire d'une fagon estrange, et beaucoup differente des autres, le quel avoit esté submergé, et qu'à quelques temps de l'année on voyoit en un certain goulfre quelques ba- leines et poissons incogneus en ceste mer là (1).
(') V. Giuseppe d'Acosta, Storia, naturale e morale delle Indie, tradotta dallo spagnuolo da Gio. Paolo Galucci; Venezia, 1596; car. 46 veiso. L'edizione,
( 352 ) Arnoldo de Arnoldi en sa Geographie, parlant de ceste partie polaire, dict qu'elle est tres-fertile, et ligure en icelle quatre grands canaux de grand'ouverture , dans lesqnels cou- lent des eauès avec grand rapiditè vers ledit Pole, qui peuvent estre celles lesquelles, sclon la relation de plusieurs, passent perpetuellementau Cap de Bonne-Esperance de l'Est a l'Ouest, et qui par ce moyen contraignent les navires qui vont à Goa de naviger 4 50 lieuès environ vers le Sud dudit Cap de Bonne-Esperance, auparavant de pouvoir tourner la prone a leur voyage, a cause de la rigueur et mouvement violent de la mer qui leur donne cest empeschement. Au conlraire, partant de Goa pour venir audit Cap, ils viennent avec la faveur de la marèe a Isle de S. Laurens «, bien qu'en allant ils n'en puissenl aborder, ne mesmes voir Iesdites Isles. La raesme ri- gueur de mer va costayant la terre, et passe aux Indes Occi- dentales, se tournant vers le Pole Arctique, qui est la raison de la navigation qui se faict d'Espagne au Mexico, mi Fon prend le partement aux Canaries, et au retour au Cap de la Floride, trouvant par l'un et par l'autre la mer favorable, à cause desdits tournoyements qu'elle faict. Ioinct que navigeant de Panama, qui est en la Mer du Sud, pour aller aux Mo- luques, ils la trouvent favorable , et contraire des Moluques k Panama : la quelle par son tournoyement et mouvement circu- laire, vient a passer vers le Pole Arctique, qui me faict croire estre vray de dire que puis quelle ne tourne arriere, sans doubte il y a là un passage. Davantage, il est certain que toutes mers se communiquent les unes aux autres, car si ceste Mer Occidentale ne se communiquoit point avec la Mer Orien-
in lingua spagnuola , reca la data di Siviglia 1590. Altra ristampa, ivi 1591. Se ne hanno traduzioni in latino, francese, tedesco, fiammingo, ecc.
(') Così i portoghesi e gli olandesi chiamavano (come è noto) la grande isola di Madagascar.
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tale par le passage que ie propose (comme l'aict la Mer Au- strale, qui se couimunique par le destroit de Magaglianes) s'ensuivroil que la mer qui enlre en ce grand goulfre, qui comprend les Indes Orientales et la Mer du Nort, submerge- roit beaucoup plus de pa'is qu'elle ne faict par ses flux qui sont d'une si grande traicte, si elle ne passoit outre.
Lucas Jean Vaghener, qui a descript particulierement toute la coste marilime septenlrionale, tant de terre ferme que des Isles qui ont esté iusques a present descouverles en la hauteur de 70 degrez ou environ, et qui y a navigò, escript la mesme chose, et qu'en pleine mer n'y a point de glaces comme au rivage, et adiouste que pour trouver ledit passage septen- trional, son opinion, avec celle de plusieurs autres, seroit de naviger dessoubs le Pole, et que là on le trouveroitW; ioinct l'experience de ceux qui l'ayant cherchè ailleurs, n'ont plus d'esperance de le trouver par là, quoy qu'ils estiment ce pas- sage diffìcile par dessoubs ledit Pole à cause de 1' aiguille ay- mantée, en ce qu'ils dient qu'elle perd sa fonction plus elle approche dudit Pole. Difficulté qu'ils estiment tre-grande, parce qu'ils pourroient autant tirer vers le Midy comme vers le Septentrion, tourner tousiours, et virer en rond, ou rebrousser ardere sans s'en appercevoir. Ceste difficulté se rosoult, comme i'ay dict cy dessus, par la cognoissance des Jongitudes. Toul de mesme faisant la navigation en un iour continuel de six mois, ils dient aussi qu'ils ne pourroient voir TEstoille Po- laire, ny prendre la hauteur du Soleil à Midy, parce que là il se monstre sur l'horison tousiours également, et qu'eslant hors de leurs regles ordinaires, ils seroient par ce moyen hors de toute cognoissance.
(') Di Luca Giovanni Wagenaar (latinamente Aurigarius) , abile cartografo olandese del secolo xvi, vedasi l'opera impressa in Leida nel 1592, col titolo: Upeculum nauticum Silver navigalione mar in ucci* entalis confeclum.
( 334 ) le declareray cy apres la forme de ladite navigation, et mon- streray rutilile qui reviendroit a la Chrestienté, et specialement aux pays septentrionaux , de trouver ce passage : non pas seule- ment pour le salut des ames que Fon pourroit faire a miliers leur portant la foy, mais encor pour rutilile particuliere du Prince qui en fera la descouverte , de tout son Estat en ge- neral, el de tous ses subjects en particulier : car se rendant maìstre des ports, il sera maistre de tout le reste.
On partirà doncques de ceste mer pour s'en aller droict en risle de Neulandia en la hauteur de 80 degrez recogneué par lesdits hollandois, au quel Isle passe le 7 meridien, selon mon Globe Maritime que i'ay divise en 72 meridiens. Le premier desquels commence aux Isles des Acores, navigeant par Nort-est, iusques a ce que le poinct des longitudes touche le 27 meridien en la hauteur de 85 degrez ; en apres navi- geant par Suest tant qu'il touche le 36 meridien en la hau- teur de 60 degrez, où se termine FOrient desdites Isles des Acores, et là où la plus proche terre qui sera descouverte, sera la parlie occidentale de la Nouvelle France, diete Ca- nada, terre qui a un grand continent, le quel estant recogneu par ces deux extremitez qui sont opposées Fune à l'autre en la distance de 800 lieués en largeur , attirerà un chacun a son habitation, et fournira beaucoup de choses utiles a ladite navigation. Ceste terre est beaucoup plus grande que l'Eu- rope, et fut recogneué de veué par les portugais en Tannée Ì520, en la hauteur de 60 degrez, pour estre habitée de gens raisonnables el humains, remplie de grande quantità de beaux chevaux sauvages, boeufs quasi semblabes aux chameaux, et des brebis aussi, par consequent de grands pasturages. Ils n'abandonnerent ceste terre qu'à cause de la trop longue na- vigation, qui contient 4590 lieuès, la où par ceste voye septen- Irionala il n'y a que 450 lieués de mer incogneué. Cesi
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pourquoy ce voyage se pourra faire aisément en 25 ou 30 iours sans voir nuict, moyennant que l'on parte de ladite Isle de Neulandia en la fin de May ; et encor quii se trouvast quelque empeschemenl, il ne seroit peut-estre pas si grand qu'en trois mois de bornie saison qui resteroit, on ne peut bien trouver ce passage. D'autant que par le moyen des longiludes que ie propose, on peut tirer a droict, à gauche, avant et arriere le Polo sans perdre la course de son voyage, et faire une reeherche fort exacte de tous les lieux màritimes soubs ledit Pole.
Les Gouverneurs Portugais aux Isles Orientales, avoient de coustume, quand un Capitaine de navire estoit vieil, et qu'il avoit serjy iusques là fidellement , de luy donner pour tonte recompense un voyage pour son compie en ceste mer de la Chine, moiennant quoy il s'en retournoit chez soy , pourveu de facultez non mediocres, encor que la navigation fust bien penible , perilleuse , et de 4000 lieuès de chemin et plus; mais tellement perilleuse, cornine Linscot a remarqué (,), qu'és années Ì589 et 1590 de deux cents vingts navires qui par- tirenl des deux Indes pour aller en Espagne, chargez de biens inestimables, il n'en arriva que 15, tous les autres ayans esté prins, coluez et fondus en combatlant contre les pyrates , ou submergez par les tourmcntes. Au lieo que si on prenoit ceste voye proposée, plus courte des deux tiers que Tautre, chacun s'en pourroit prevaloir en son parliculier, sans empieter ny enlreprendre sur autruy, et pourroit retirer les grandes com-
(') V. Ugo Van Linschoten, Navigazione alle Indie orientali del Portogallo, che comprende una relazione compendiosa di quei paesi e delle coste marit- time ecc. Edizione originale olandese, colla data di Amsterdam, 1596. Altre ristampe, ivi, 1614 e 1623. Traduzione latina dell'Autore; Aja 1599, ed Am- sterdam 1614. Versione inglese; Londra 1598. Altra in liancese, con note di R. Paludano; Amsterdam 1610, 1619, 1638.
( 53G ) ruoditez en peu de temps, et quasi sans perii ne danger des pyrates et des tourmentes, que les portugais en rapportent par un si long chemin , avec si grande difficuté.
S'ensuit certaineinent qu'on introduira par ceste voye se- ptentrionale tout le negoce d'Orienl, parce qu'une partie de ce negoce passe par mer en Portugal, l'autre passe des Isles des Molucques en l'Estat du Perse, et de la Perse en Europe par terre, moyennant grands tributs, qui montent tous les ans à dix millions d'or : a scavoir cinq millions qui sont emboursez par le Perse, et autant par le Ture. Par la voye septentrio- nale, les marchandises ne seront point subiectes a ces impo- sitions; et si elle est plus courte et plus commode, non seu- lement aux septentrionaux, mais aussi aux moluquois e| chynois, pour y conduire toutes leurs marchandises et leur porter les nostres. Ceste voye est encore plus aisée et plus commode pour la distribution de toutes lesdites marchandises par tout le monde, pour la grande quantité de navires qui y sont, ca- pables de faire telles navigations plus que nul autres , et se mettre en possession de tous les lieux qu'on pourroit descouvrir. (Test pourquoy un chacun a grand interest de persuader et administrer a son Prince. des moyens pour mettre ceste navi- gation en pratique. Outre plus, ie diray que ceste descouverte est peut-estre fatale (1) aux genevois , lesquels ont tousiours esté les premiers a faire telles recherches avec effect. On sgait comme Christofle Colombe genevois descouvrit les Indes Oc- cidentales au profit de Roys d'Espagne Fan 1492, apres avoir esté refusé des Roys de France et d'Angleterre qui pour lors
(i) Cioè destinato, nel quale senso l'Autore ripeto eziandio la parola nel testo italiano (pag. 350). Così il Tasso [Gerus. lib., II. 74] :
Or quando pur estimi esser fatale , Che vincer non ti possa il ferro mai .
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regnoient, ausquels il proposa la descuu verte desìi its pays des Indes; corame aussi Antoniotto Uso-di-Mare , gentilhomtne ge- nevois, quelques années auparavant, qui fut en Fan 1455, descouvrit avec une sienne caravelle les Isles de Cap-Vert, qui sont en nonibre de dix, qui depuis ont esté conquises par le Roy de Porlugal. Ges deux grands et hardis navigateurs ont non seulement descouvert ces pays là auparavant incogneus, mais encores ont donne la navigation et ouverture des deux passages pour les deux Indes Occidentales et Orientales, des- quelles nous voyons tant de richesses (i>.
De mesmes, i'espere par la grace de Dieu et intercession de S. Thomas Apostre de ces pays , usage et pratique des lon- gitudes que ie propose (vraye lumiere de toute navigation) de trouver ce passage septentrional, aller avec trois navires au Iapon, a la Chyne et aux Molucques et passer au Continent
(') Lo Zurla (Di Marco Polo, ecc., II. 157-58; che riferisco questo passo , mostrasi sdegnato perchè lo Scotto abbia taciuto del veneto Cadamosto, e poscia così nota: « Senza derogar punto ai meriti esimi de' genovesi nell' aver essi pure contribuito alla navigazione ed alla geografìa , abbastanza è chiaro esser assai inesatto quanto intorno ad Antoniotto qui si dice »; sia cioè relativamente all'anno della scoperta, che non è il 1435 ma il 1456, sia, e molto più, circa al vanto del passaggio alle Indie orientali che vuole segnatamente consentirsi ai portoghesi. « Bensì da codesto scritto (egli continua) sempre più si conferma un mio pensiere, che alcuni moderni autori siensi male apposti in aggiungere ad Antoniotto il cognome di Usomare o Usodimare, mentre ... in tutti i testi gli si dà 1' attributo di Uso di Mare , ossia esperto o avvezzo al mare. Cosi egli stesso si sottoscrive nella sua lettera Antoniottus usus Maris ».
Che, dopo aver nominato Cristoforo Colombo, il benemerito monaco ca- maldolese appena creda che i genovesi abbiano anch'essi contributo ai pro- gressi della navigazione, passi; che niuno vorrà con ciò accusarlo d'essersi mostrato troppo parziale a nostro riguardo. Ma che poi voglia spingersi fino a contenderci l' Usodimare, per la ragione che lo tro\a scritto e detto così come negli antichi documenti e cronisti genovesi trovasi appunto il cognome di quel vetusto e chiarissimo casato, ella è cosa di che non sapremmo renderci invero sì facilmente ragione.
( 338 ) Austral incogneu. Pays qui est si grand, que sans doublé il comprend plus que toule l'Asie, Al'rique el Europe. Duquel le capitaine Pierre Fernandes de Quiros espagnol , donnant advis d'iceluy à son Roy, appelle les premiers lieux qui sont en la Nouvelle Guinee Paradis terrestre • dit que les habitans sont benins, affables, aisez à endoctriner , et tres-faciles a con- tenter, quii y a aussi grande quantité de victuailles, herbages, laictages, et fruicts en abondance , au prix des nostres , qui y croissent naturellement , que l'air y est bon et tempere ^4). Il est a croire que penetrant plus avant , on y trouvera les mesmes richesses et commoditez qui ont esté trouvées aux autres pays descouverls. Bref, on peut dire que c'est un monde nouveau, auquel on peut faire un profit non seulement spi- rituel admirable, mais aussi temporel incroyable, qu un nombre infiny de navires et de personnes y courronl pour y trafiquer, quand les Roys et Princes qui ont quelque Empire en ceste Mer Septentrionale ausquels ie vcux avoir recours, favoriseront et assisteront s'il leur plaist ceste entreprise et voyage, comme leur estant plus qu'à nuls autres Princes du Monde propre et convenable. Ils pourront fort aisément garder et maintenir sous leur obeissance ce monde nouveau, tant pour la briefveté du voyage, que par de grandes# colonies qu'ils y pourront er.voyer sans diminution sensìble de leurs peuples subiects qu'ils ont en si grande affluence, offrant pour mon regard de faire ledit voyage soubt les conditions et pacles qu'ils me fe- ront l'honneur de m'accorder.
(') V. Francisci Ferd.^d. Qu.r Narratio de terra australi et de terra Sa- mojedarum et Fingensiorum in Tarlaria, al re Filippo III ; traduzione Ialina pubblicata in Amsterdam nel 1616, e fatta sull'edizione originale spagnuola , che reca la data di Siviglia, 1610. Fu anche tradotta e stampata in francese ed inglese nel 1617. Di questa memoria è nondimeno assai raro .1 trovare un qualche esemplare a parte, avendola il detto Re fatta sopprimere ; ma fu ri- prodotta in più raccolti' e storie di viaggi.
( 359 )
En fin, celuy d'entre les Princes Chrestiens qui enlreprendra ceste descouverte par la facilitò que ie propose, pourra passer tout à l'entour du Monde, et quasi sans perii recognoistre tout le Globe de la Terre, se rendre maistre de sa plus grande partie; et en action de graces de ce que Dieu luy aura envoyé moyen de publier ou faire pnblier son S. Evangile par tout, chanter le premier ce que le Psalmiste nous entonne au Psal. 97: Viderunt omnes termini terrete salutare Dei nostri. Ainsi suil-il.
NAVIGATIONE
CHE BENEDETTO SCOTTO GENTILHUOMO GENOVESE PROPONE DI PASSARE DIVERSO IL POLO ARTICO, E DI ANDARE AL CATTAI E CHINA, CON SUPERARE QUELLE DIFFICOLTÀ CHE OLANDESI ET ZELANDESI L'ANNO 94. 95. E 96. FACENDO IL DETTO VIAGGIO PER COSTA DI TERRENO RICOnTRORnO.
S' e' lecito me fia , dirò che 1' arte marittima è la più utile et avanza in la conitione generale tutte le altre , perché quando la considero , qui si vede della filosofia in cognoscere le cause naturali che un marinaro esperimenta ; qui si vede del Astrologia dalli giudicij che fa de temporali buoni ò rei; qui si vede del Astronomica nel misurare gli astri et lor corsi celesti; et qui si vede della Geometrica nelli calcoli delle di- stanze ; ancora del Ingegniero in dar pronto riparo a molti ac- cidenti : et finalmente giudicioso e cauto in tutto per dar forma a un cossi pericoloso govierno , parlando di un perfetto ma- rinaro, e non di quelli que non hanno che la cognitione delli ordigni marinareschi e una pratica sola di quelle cose che
( 341 ) riconoscono mentre che vedono il terreno; clié di quelle che non riconoscono, ben che. necessarie a questa cognitione ma- ritima, non ne sanno che per congietture in alcun modo par- lare. Questi sono quelli , che spesse volte soumergono i loro errori nel mare con la vita di molti. Utilissimo quando fusse introdotto un particolare studio di questa arte inaritima, forsi quanto ogni altri che vi sono de' politichi e civili, per la reu- scita de buoni marinari, utili in mare et in terra: e li quali dando vita nelli maggiori pericoli di morte aggiungeriano Regno a Regno, et un thesoro infinito nelle loro pronte e spedite et sicure navigationi. Considerationi , che a util universale mi hanno fatto dar fuora un mio Globo Maritimo per la cognitione delle longitudini non encora state ritrovate d' altri né poste in uso : propositione che in Matematica ( ben che in qualche modo strana) porta seco la solutione del suo argomento, et con la quale pretendo di poter navigare sotto il detto Polo dal Occi- dente à l'Oriente, e di superare quelle difficcilta (sic), che se potessero, corno ho detto, rincontrare con una navigatione asso- luta e non limitata corno quella che si pratica ordinariamente ; et che sopra calcoli e congietture de moti incerti si perde ogni cognitione. Dico assoluta, quando confusamente, et senza os- servatione di tempo né calcolo de' venti, si pottrà correr a destra et à sinistra, perso la linea della sua corsa ritonar ben- ché con altro vento in la detta sua linea senza discatto di viaggio, da che non sarà in tutti i mari locho, per remolo che sia, che non si discuopra: et quel Isola che navigando si ri- cerca , si rilrovarà con la cognitione di dette longitudini che io propongo: et vi si andarà di prima corsa, perché la dove detta linea di longitudine intersecarà quella della latitudine, là sarà la ditta Isola, ò altro locho che fussi da ricercar, giusto il detto mio Globo composto à questo effetto che io dono et apresento.
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Et venendo alle navigationi fatte per detti olandesi e ze- landesi, non solo dirò delle loro corse e delle difficoltà in che incorsero, quanto ancora il modo di superarle e vincerle; cioè nel primo viaggio del anno 94, navigando in l'altezza de gradi 72, pigliando la loro corsa fra Levante e Graeco, sco- prirono V Isola del Orange che ritrovorno da tramontana della Nova Zembla in l'altezza di gradi 76, e dalla quale ritorna- rono a dietro per causa de" giacci ; e fu l'ultimo di Luglio di detto anno.
Nel secondo viaggio del anno 95 scoprirono l'Isola des Estats, nel Stretto di Nassau, che resta da mezzo giorno della delta Nova Zembla in l'altezza de gradi 70, dove ritrovorno de' russi vestiti di pelle, uno di quale gli dette ragualio che navigando verso tramontana ritrovariano un gran mare. E per la gran quantità di giacci che rincontrorno non si elessero de passar oltra, et se ritornorno à dietro, che fu nella fine di Agosto di detto anno.
Nel terzo et ultimo viaggio del anno 96, à 23 di Giugno, navigando per tramontana scoprirono Neulandia in l' altezza de gradi 80, dove videro herba verde et animali salvatichi che vi pascevano, et dove ancora il loro compasso declinava de gradi 16; et navigando à Levante verso la Nova Zembla in gradi 7^, vennero à Pisola del Orange, dove non era herba nò cosa alcuna verde, ma piutosto principio di gran freddi: nel qual locho una delle lor navi, essendo fra loro in disconcerto, cioè che V una era di navigare à Levante e l'altera a tramontana, si separorno. Et questa ripigliando la sua corsa à dietro se ne ritornò in Olanda senza alcuna difficoltà; l'altra entrando in maggiori giacci e freddi, e descendendo sino à gradi 75, di verso Levante della detta Nova Zembla, fra doi terreni, restò fra detti giacci per molto tempo incalata, cioè dal ultimo di agosto del 96 fino al principio di luglio del 97;
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anzi con tassiani la detta nave non polendola riltirare fuora di quelli giacci . navigando con la barca e schiffo, si ridus- sero con grandissimi travagli e pericoli in Olanda, ritrovando sempre giacci per tutte quelle coste di mare, ancor che fussi d" estate , con haver riferto che à 4 di Novembre persero di vista il Sole e che a 24 di Gennaro comminciorno a rivederlo. Assai credibile, che in la loro data errassero de 17 giorni , perchè se il perderlo à 4 di Novembre si aggiu- sta con la vera supputatione astronomica, cossi per l'istes-a à 10 di Febraro et non à 24 di Gennaro il dovevano rivedere. Né si può inferire che questo potessi procedere dal suo para- lasso, poiché d'un giorno à l'altro vederon chiaramente l'in- tiero suo corpe; il che ho notato per un primo errore.
Il secondo fu della difficoltà de' giacci, facendo la lora corsa per costa di terreno; perchè chiara cosa è che il gelo si farà maggiore prossimo del terreno, che in mar largo dove i fondi delle aque sono meno bassi, e dove le fiumare e rivi d' aqua dolce vi concorrono abondevolmente, soggietta a congellare di molto più che non fa la salsa; la quale per sua natura nei fondi più bassi , sarà la detta aqua calda, poiché un contrario spinge T altro vicendevolmente in le parti più remote, non po- tendo i doa compatire insieme, corno per esperienza si vede in le cave sotterranee, che de Estate sono fredde e de Inverno calde. Ancora non sarà meraviglia né strano che intorno à detta terra per qualche distanza siano i detti mari giacciati , non solo per detti fondi meno bassi, quanto ancora per che vi si riducono quelli giacci che vi sono portati da dette fiu- mare e rivi, i quali sono similmente causa di far maggior- mente congellare la detta aqua salsa prossima del terreno , insieme di render Paria talmenti friggida, che è stato estimato da detti olandesi non potervi habitare, poiché nel ultimo viaggio restando fra doi terreni incalali, come si è detto, non
( 344 ) poterono in undeci mesi die vi stetiero levarsene, et andare à loro viaggio anzi furono constretti di lassiarvi la detta loro nave. Assai credibile che detti giacci gli fussero spinti da mare et da fiumi, et essi ridotti in detto canale ò risacha, poiché ivi in tutte staggioni vi si conservavano ; ma che poi questi giacci né meno questi estremi freddi siano in mar largo lontano da terra non è credibile à modo alcuno, perchè essendo quelli mari in continuo moto col giravoltarsi sotto sopra, que- sti doi contrarij faranno che non si potranno le dette aque in la lor superficie congellare.
Et il terzo errore fu per causa de' venti, ì quali prossimo da terra non sono cossi pari corno sariano in mar largo, per che uscendo da ogni promontorio un particolar vento , 1' uno sarà per sorte favorevole e l'altro disfavorevole; oltra che il detto viaggio sarà sempre più longo per V obliquità delle corse et impedimenti de' giacci , eh' è tutto quello che ho notato sia successo à detti olandesi in detti loro tre viaggi; et i quali ho figurati in detto mio Globo Maritimo à fine si possino in esso ricognoscere et verificare.
Questi errori et difficoltà si supereranno con la navigatione. che io dirò qui appresso: la quale si farà in mar largo, là dove ogni vento sarà propitio; la corsa sarà per linea retta, e perciò . più espedita; e quando dirò senza impedimenti di giacci e di freddi, i quali a questi furono causa di rittorno, non crederò ponto inganarmi, perchè facendo la detta navigatione verso il detto Polo in staggione buona, et fuggendo la terra quanto sarà possibile, si fuggirà i giacci et si fuggirà ancora la rig- gidezza del aria, la quale, benché con qualche raggioni si po- tessi dire che, acostandosi sotto il detto Polo, là saranno maggiori freddi e più riggidi, non sarà cosi in effetto; et il provo per tre circostanze.
Prima. Essendo vero che sotto l'Equinociale non son quelli
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estremi caldi, che Tholomeò, Straberne et altri se imaginorno, anzi volevano per raggioni naturali che quella regione fussi inha- hitabile per il continuo moto che vi fa il Sole à perpendicolo, che se in questa parte manca la delta raggione del estremo caldo , non sarà inconveniente che possi mancare in questa altera del estremo freddo sotto i detti Poli, poi che conven- gono in quantità proporzionata de doi estremi.
Seconda. Se fra noi et questi che habitano sotto P Equino- ciale si rittrovano paesi, che per i gran caldi sono quasi inha- bitabili, corno quelli d'Etiopia, benché non tutti in generale: cosi fra noi et quelli che habitano sotto il detto Polo Artico sono ancora paesi che per i gran freddi si può dire inhabita- bili nel modo che vediamo in questi nostri, dove sono simil- mente lochi montuosi et aspri, che prohibiscono in certo modo Thabitarvi, nulla di meno gli habitiamo corno P istesso può seguire à quelli, et benché con maggiori freddi non saranno perciò inhabitabili, perché con l'uso e con Parte si riparano da quelli inconvenienti che gli ponno nuocere , i quali à noi che ne siamo lontani e poco usi gli giudichiamo insuperabili, di maniera che si può dire che fra doe temperie stanno que- sti doi estremi di caldo e di freddo : non però assolutamente dire inhabitabili, perché essendo sotto P Equinociale P aria tem- perata così stata ricognosciuta da naviganti, dove la verdura di campagna mai vi si perde; per conseguente sarà sotto i doi Poli , poi che convengono in parità di circostanze senza però dire siano in generale paese inhabitabili per i gran freddi, anzi quelli assuefati, vivono più longo tempo di noi, per es- ser quel aria purgata di cattivi humori , non suggietta à ma- htie contagiose, e remota da tutte agitationi di sfere celesti; maggiormente sotto il detto Polo , corno molti autori affermano e che si dirà qui appresso.
Terza et ultima. Se quelli che habitano sotto P Equinociale
•;4
( 540 ) hanno il Sole che non si parie dal loro orizonte che di detti giadi ventitre e mezzo, così questi che habilano sotto i doi Poli hanno il detto Sole che non si parte del loro orizonte che di detti gradi vintitrè e mezzo; che se per questa via quelli hanno continuamenti i giorni uguali alle notti, questi a rincontro hanno sei mesi di giorno e sei di notte. Differenza che si ragualia da sé stessa, e si fa pari e commune rispetto il continuo Sole di sei mesi di questi con le profonde notti di quelli , perchè dove manca 1' uno suplisce V altro; oltre che quelle notti che haveranno detti polari, non saranno corno queste tenebrose et oscure , perchè haveranno il Sole prossimo al loro Orizonte. che gli renderà sempre tanto chiaro quanto fa à noi l'alba, ma di più haveranno ogni mese giorni quin- dici de continua Luna, sopra del detto loro Orizonte.
E per provare maggiormente che sotto il nostro Polo Artico vi sia aria temperata, atta à produr fruiti corno ancora à la propagacene di tutte specie, e che di là si posse passare in lutti i mari con ritrovar quel transito che da olandesi et nitri è stato ricercato e tentalo, dirò prima un mio pensiero, e dirò poi V opinione de diversi autori con altre relationi che ho havute d1 altri.
Prima, quanto à la producione e multiplicatione, non sarà à mio giudicio difficile il provarlo, quando i soli effetti natu- rali ce lo dimostrano ; perchè se il Sole caminando per mezzo il Zodiaco col proprio suo moto d' Occidente in Oriente fa noi ricognoscere qui basso diversi suoi accidenti, lasciando da parte quelli che procedono dalla positura de' lochi , come sono orientali, meridionali, ò vero occidentali, che questi non sono al nostro proposito, ma dirò de quelli che imme- diatamente dipendono dal proprio aspetto solare, fra' quali passando lui dal ponto di Ariele à quel di Libra, che é la distanza da primavera à l'autunno, et giongiendo a quello di
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Cancro che rittrova à mezzo il suo corso, parte la più lonlana della terra per rilrovarsi nella parie superiore del suo escen- trico, e la più remota dalli detti doi ponti di Ariele e Libra, chi è di gradi ventitré e mezzo verso il nostro Polo , dove che a Genoa si dà nelli maggiori giorni e nelle più corte notti del anno hore quindici e un terzo, et hore 8 e 2 terzi, con alzarsi il detto ponto di Cancro sopra il nostro orizzonte de gradi 69 et un sesto , che è 1' altezza del Sole a mezzo giorno dove monta al più gran giorno di Estate; che se il raggio so- lare, stando lui a perpendicolo, corno alcuni vogliono, ha più forza che in altri aspetti , da che segue che partendo il detto Sole dal detto ponto di Cancro venendo in Leone , eh' è un segno più basso, et encora in Vergine che é davantaglio et declina sino a gradi sesantadoi , lontanandosi de più in più del nostro ponto verticale, nulla di meno i suoi raggi sono più caldi che non quando il detto Sole si ritrova nella mag- giore sua altezza di detti gradi 69 et un sesto et à noi quasi a perpendicolo: raggione che mi dà à credere che il caldo proceda dal suo aspetto declinante verso la terra, e non dalla lontananza ò prossimità del suo corpo, né meno del suo per- pendicolo. Ancora dirò per quelli che vogliono che proceda da alcune stelle entrando 1' bora il detto Sole in Leone, Cane maggiore e minore, che se cossi fussi, converrebbe che quelli che habitano sotto 1' Equinociale bruggiassero per esser le dette stelle australi, havendole col detto Sole quasi a lor zenit, e pure si conosce per esperienza il contrario, anzi quelli mesi di Lu- glio et Agosto, dove si fanno le dette congiunctioni, gli com- prendono nel loro Inverno. L1 istesso se può dire de la parte op- posta , ritrovando il Sole in Capricorno descendendo in Aquario e Pesce, e ben che più prossimo della (erra manda à noi maggiori freddi che non fa in montando il detto segno di Ca- pricorno, e questo per la causa istessa di detti suoi raggi, e
( 348 ) non per la prossimità del suo corpo. Altri encora vogliono che possi procedere dalla longa friggidità della terra durante l'Inverno, ò vero dal lungo caldo durante la Estate; ma perchè non dire, corno forse più ragionevole, che la parte superiore del corpo solare declinante verso la terra quando passa di Cancro in Libra, et di Capricorno in Ariete, è quella che dimostra in la terra questi accidenti, et degli quali tanto ne partecipa i lontani quanti i prossimi proporzionatamente in tutti lochi, però à chi temporanei et à chi serotini? Et i quali corno si possono applicare à tutti climi terrestri in la produtione di tutte spetie il dirò qui appresso, che sera à mio giuditio la solutione del mio argomento. ' Certissimo che il Sole dando a tutta la terra in la sua ve- nuta i fruiti in erba et alla sua partenza maturi, corno si vede per esperienza seguire in le quattro staggioni del anno, è quel istesso che opera con la sua fontione e virtù in tutte vege- tative con certa misura proporzionata al suo corso, e propor- zionato il suo splendore a tutto questo globo terrestre che niente manca e niente è superfluo , senza escluderne parte al- cuna. Che se questo é generale in quelle parti che noi conosciamo, ancora sarà in quelle del uno e l'altro Polo che non conosciamo: habitationi tanto favorite dal Cielo, che con verità si polria dire che la vi sia un perpetuo giorno, poiché mancando in un tempo il Sole nel istesso suplisce la Luna; che quando questi doi gran luminari celeste non giovassero à queste doe estreme parti della terra , nel modo che giovano à tulle le altre, ardirla di dire che scarsi et vani sariono i loro raggi, ò imperfetta saria questa machina circolare.
E venendo à quello che di queste parti polari ne hanno scritto diversi autori, Plinio dice che sotto il Polo vi è una reggione abondante con una felice temperia. et manca di ogni vento offensivo: gli habitatori vivono longo tempo, e non
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hanno fra loro discordia. Solino dice 1' istesso, anzi chiama questa gente molto felice. Pomponio Mela dice che i popoli hyperborei , che hanno i giorni e le notti coniinoe di sei mesi, e terra molto temperata ci da sé stessa fertile : gli habitatori giustissimi, et vivono longa età e più felicemente che ninno de' mortali. L' istesso dicono Gio : Sasso di Dania et Alberto Crantio allemano; forse credibile che essendo questi autori del paese , sia questa una tradilione che hanno da padre a figlio, e la quale potria esser autentica se bene sino à qui questo paese non è stato da noi ricognosciuto ne scoperto. Ancora Cornelio Nepote, citato da Plinio, narra corno à Quinto Celere proconsul della Francia , furono mandali à donare dal Re di Svetia certi indiani, i quali erano stati transportati dalla fortuna del mare sin là, facendo congiettura che potessero esser populi orientali, corno tartari ò vero giapantsi ò chinesi ; i quali hora e sino di quel tempo regnavano in terra e in mare, eli quali, per la notitia che se n'ha, sono uomini ma- ritimi, e trafìcano fra loro con un numero infinito de vascelli: soggiungiendo à questo il Padre Acosta giesuita che un cerio Pietro Mellendes portughese ha riconosciuto nel Mar del Norl delle Indie Occidentali certi pezzi de navigli soumersi di strana maniera, differenti dalli nostri, e che in una spiaggia di detto mare li vengono in certo tempo del anno alcune balene ignote à quel mar di là. Arnoldo degli Arnoldi, nella sua Geografia, in questa parte polare fertilissima, per quanto dice, gli figura quattro canali di una larghissima apertura, per dove corrono continuamenli acque di forza estrema verso il detto Polo, le quali ponno essere ancora quelle che, per relacione de molti, passano perpetuamene al Capo di Bona Speranza da Levante a Ponente, che perciò costringono le navi che passano à Goa di navigare cenlo cinquanta leghe, ò circa, verso mezzo giorno prima che possino voltare la proda à loro viaggio, a causa della
( 350 ) tirannia del mare che gli impedisce il loro corso; che al con- trario partendo da Goa per venire al detto Capo di Bona Spe- ranza vengono col f ivore di detto mare a l' Isola di Santo Lorenzo, e di là al detto Capo di Bona Speranza, non pottendo all' andata non solo toccare a detta Isola, ma né anche vederla; et questo istesso mare va flottando per costa di terreno, et passa alle Indie Occidentali correndo verso il detto Polo Ar- tico , chi è quella raggione che Ponentini dicono che la marea viene sempre da mezzo giorno , et quella che similmenti di- cono che navigando da Panama nel Mar del Sur alle Molliche la riltrovano molto favorevole, et a seconda; al incontro na- vigando dalle Molliche a Panama la rittrovano disfavorevole e contraria. La quale di giro circolare e perpetuo viene a passare, corno si é detto al detto Polo, dove convien dire che, poi che non rittorna mai à dietro, là vi sia il detto transito e passaggio. Ancora Lue. dio. Vaghener, che ha descritto tutta la costa maritima settentrionale e vi ha navigato, rifere che in mar largo non vi sono detti giacci, corno sono costeggiando il terreno; e che sua opinione sarebbe, per la ricerca di detto transito, di navigare sotto il detto Polo; ma quello che da lui vien esti- mato insuperabile, è che dice, 1* Ago che calamitato venendo sotto il Polo (l perde la sua fontione e virtù di voltarsi verso la Stella Polare, e sta corno immobile sospeso et attaccato al vedrò della bussola. E questa difficoltà vien estimata grandissima, perché dice che tanto potriano fare la loro corsa verso mezzo giorno corno verso il detto Polo, che saria viaggio contrario al loro pensiero; poiché non hariano cognitione alcuna di tal corsa. A la qual difficoltà se gli ne adgiunge un altra, forse maggiore, cioè che facendo la delta navigatione in continuo giorno, non potendo perciò vedere la Stella Polare, né meno riltrovar V al- l'; Cioè: « Ma quello che da lui vien estimalo insuperabile, è che dice che V ago calamitato venendo sotto il Polo » ecc.
( 3S1 ) tezza del Sole a mezzo giorno, aliandosi ugualmente sopra di quel orizonte, non polriano per tal modo sapere in quale al- tezza frissero, salvo con grandissima difficoltà e mal sicura.
Et le quali difficoltà volendo superare, dirò qui appresso la forma di detta navigatione , e dirò ancora 1' utile che apporta- rebbe à la Christianilà il ritrovare detto transito, non solo per i molti acquisti spirituali che si potriano fare , quanto ancora per giovamento et utile particolare di quel Principe che ne sarà il primo scopritore, proponendolo à tutti in generale et in particolare. Dico che navigando da questi mari settentrionali si anderà al Isola Neulandia, già stata ricognosciuta da detti olan- desi in T altezza de gradi 80, e la quale ho rittrovata passare sotto il nostro meridiano di Genova , là dove ho dato prin- cipio alle mie longitudini cossi calcolate nel mio Instrumento Astronomico , giusto il mio Globo Maritimo et altre tavole delli archi solari à questo effetto composte ; et navigando per Greco sino che il ponto di dette longitudini tocchi verso Oriente il grado 90 in l' altezza de gradi 85 : et di poi na- vigando per mezzo di esirocho (,)sino che tocchi il grado i 35 di longitudine in l'altezza di gradi cinquantacinque; con quali secondo la detta corsa, corno dimostra il detto mio Globo Ma- ritimo, si venera a restare nella costa di Tartaria nel imbocca- tura del Stretto di Agnian, havendo per tal viaggio fatto leghe seicento di mare incognito; il quale senza impedimenti si po- tria fare in 25 a 30 giorni et in continuo giorno, facendo però la partenza à 1' ultimo di maggio da detta Isola Neulandia. E dato ancora che si ritrovassero qualche impedimenti, non saranno forse tali che in tre mesi di buona staggione che so- pravansano non si rittrovi quel transito che si ricerca, poten- dosi con la detta cognitione di longitudini navigare à destra
(1) Scirocco.
( 552 )
el à sinestra, ricercar dentro e fora al detto Polo, e senza perder la corsa del detto viaggio far una minutissima perqui- sitane di tutti quelli lochi maritimi , se però alcuni vi ne sarà, soggiongiendo qua presso l'utile particolare di tal viaggio.
Solevano i Governatori Portoghesi nelle Indie Orientali, quando un Patrone di na\e (era) già veccio, e che avea servito sin à quella età fidelmenti à quella Corona, di dargli per tutte recom- pense un viaggio per suo conto in detti mari di Tartaria; col quale, venendo in salvo, se ne portava una bona facoltà , et con quella si ritirava à casa sua in Portogallo, benché con una naviga- tone di leghe quattro milla e più. Che se il traffico di questo paese produce negotij di tanto lucro e guadagno, benché di- stantissimo et longo, quanto maggiormenti in viaggio breve corno saria questo di seicento leghe certo inestimabile e grande? Che se forze fatale alla Nation Genovese il ritrovare per que- sta navigatione i detti paesi incogniti, corno già sono stati ritrovati quelle delle Indie Occidentali dal gran Christoforo Colombo, cossi per gratia de Iddio et per la cognitione delle dette mie longitudini, spero di far scoperta di questi, e di an- dare per questa via con tre picole navi al Cattai e China, ansi di passare al Continente Australe incognito, con una na- vigatione di leghe 1800, la metta meno di quello che si .può fare per altrove, passando questo per circoli minori e quello per maggiori. Il qual Continente Australe, dalle terminationi che sino a qui sono stale riconosciute, è quel tanto che può contenere 1' Asia , Africa et Europa ; e del quale il capitano Piedro Fernandez di Quiros chiama i primi suoi lochi in la Nova Ghinea Paradiso terrestre , qualifica poi quelli habitatori huomini facili à pacificare, facili à dottrinare, e facilissimi à contentare: ancora vi siano carni e laticinii di ogni sorte, her- baggi e frutti abondanle menti al pari delli nostri , e che frut- tano naluralmenli : l'aria salubre e temperata; assai credibile
( 353 )
che dentro del paese vi siano huomini sociabili e bianchi, poi- ché convengono con noi rispetto à climi paraleli : ancora vi siano di quelle commodità e richezze che sono in tutti gli altri paesi stati sino à qui ricognosciuti e scoperti.
Finalmente dirò un Mondo novo per fare non solo de' grandi acquisti spirituali quante ancora de' temporali , dando per tal via commodità che questa grande affluenza di populo che da tutte parti del mondo va crescendo si recapiti un giorno quivi, per divertirlo da tropo restringerlo à qualche grandi escessi : se però con V ajuto de' Prencipi Christiani , à i quali ricorro, mi sarà dato commodità di fare il detto viaggio, offerendo si- gurtà congionta con V instanza che ne fa il Profeta Real David, Psalmo 97 : Ut viderunt omnes termini terme salutare Dei nostri. Et alla quale Profecia (per fine) mi rimetto.
IN ANVERSA
APPRESSO HENRICO AERTSSIO.
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